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sabato 25 luglio 2009

Mistero - Atlantide come L’Aquila

Un terremoto di magnitudo e intensità simile a quello che ha raso al suolo L’Aquila potrebbe aver cancellato, millenni fa, la mitica Atlantide. A rivelarlo è uno studio condotto dall’istituto di geofisica di Melbourne (Australia). Nel fascicolo vengono descritti i particolari di un sisma che avrebbe dapprima sgretolato alcune grotte nascoste nel sottosuolo e poi, riempitesi d’acqua, risucchiato in un violento vortice tutta l’isola provocando onde alte svariati metri.

La trasformazione geologica del laghetto di Sinizzo

La trasformazione geologica del laghetto di Sinizzo.Il sisma, in questo modo, ha rotto un equilibrio statico che permetteva a l’isola di rimanere grazie ad una solidità. Il sistema di rottura sembra molto simile a quello di una volta a mattoncini che cede improvvisamente facendo franare tutto al suo interno. Curioso l’avvicendamento con il lago Sinizzo sito in San Demetrio ‘Ne Vestini; a quanto pare anche il lago, definito la spiaggia degli aquilani, avrebbe anch’esso delle grotte sotterranee che stanno praticamente franando risucchiandosi metri e metri di spiaggia. Le similitudini continuano con il reale grado del sisma: A distruggere Atlantide sarebbe stato un sisma di duplice movimento, ondulatorio e sussultorio di lunga durata di magnitudo 6,3 della scala richter; quello abbattutosi su L’Aquila, secondo l’istituto, sarebbe stato un terremoto di magnitudo compreso tra il 5,9 e il 6,6 della scala Richter di movimento non ben definito della durata di 28 secondi circa.

Articolo preso da:http://www.mysterychronicle.com/?p=989

martedì 14 luglio 2009

Yes we camp mini

E penso a te...

Mi sa tanto che tutti lo pensiamo in questo momento è vero?

La mia vita....un libro

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90736048Ita A che punto sono del libro della mia vita? Beh, non certo all'introduzione, nè ai primissimi capitoli.
Non so se sono in mezzo o verso la fine. E' un libro le cui pagine vengono aggiunte
man mano che vengono scritte.
Quando sarà scritta l'ultima frase il libro sarà finito, completo.
Le nostre scelte più intime e segrete, con le sofferenze e le gioie più incomunicabili,
le speranze, le illusioni, le delusioni, le esperienze e le meraviglie di una vita.
A volte capita di scorgere un filo logico, scorrendo le pagine già scritte. E di esserne pure convinti.
Giri pagina e tutto cambia. Persone, amicizie, legami, certezze, fiducie.
A volte tutto pare contraddetto dalla nuova pagina e non capisci più il nesso.
Ma il nesso sei prima di tutto tu stesso. Sono tutte le cose che succedono a te.
Il fatto stesso che ti sconvolgano ti dice che la vita che stai vivendo è reale.
A volte capita di rendersi ben conto di aver capito che l'unica cosa che veramente conta
è amare ed essere amati.
Significa riafferrare saldamente la trama della tua vita. Non importa quello che è stato o sarà.
Se decidi di giocarti tutto per questo, non potrai sbagliare, anche se farai certamente degli sbagli e se i primi a farti soffrire saranno proprio i tuoi stessi limiti.

venerdì 10 luglio 2009

G8 all'Aquila - the last lady

Il 6 aprile, ma soprattutto, il post sisma secondo Errico Centofanti

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Lunedì 6 Aprile 2009 alle 3.32, un terremoto di inaudita violenza ha devastato la città dell’Aquila e decine di borghi della fascia pedemontana meridionale del Gran Sasso d’Italia, ha ucciso 300 persone, ne ha ferito 1.500 e per oltre 65.000 ha reso necessario il ricorso a alloggi di fortuna. Il Terremoto dell’Aquila, che fin dal 13 Dicembre è stato preceduto da centinaia di scosse minori, ha causato la più vasta e radicale distruzione di un’importante città antica dopo quella del Terremoto di Lisbona risalente al 1755.
Sono questi i termini in cui la notizia avrebbe dovuto fare correttamente il giro del mondo, affinché la tragedia verificatasi potesse trovare un’appropriata rappresentazione nonché il presupposto per un suo adeguato risarcimento materiale. Le cose, invece, sono andate diversamente e il terrificante colpo inferto il 6 Aprile da Madre Terra è diventato quasi niente rispetto alle catastrofi successivamente provocate da inettitudine, incompetenza, cinismo e cupidigia di pubblici reggitori, mass-media e registi del più spregiudicato affarismo.
La prima catastrofe, sotto l’apparenza di una stupida sottigliezza, scaturisce da un dirompente sovvertimento della realtà. “Terremoto dell’Abruzzo” si è messo a credere, invece di “Terremoto dell’Aquila”: un flusso di disinformazione miope e irresponsabile che, mirando ai vantaggi ricavabili da una futura gestione clientelare a pioggia dei fondi per la ricostruzione, ha minimizzato la portata degli atroci danni subiti dall’Aquila e ha duramente danneggiato le migliaia di imprenditori e lavoratori di quell’industria turistica che costituisce la spina dorsale dell’intera economia abruzzese.
Vaste distruzioni e tante vittime nelle frazioni e nei comuni intorno all’Aquila: le vite perdute e le sofferenze passate presenti e future sono irreparabili, ma case, stalle, opifici e botteghe si possono rifare. Quella subita dal centro storico dell’Aquila, invece, è un’irreparabile ferita mortale. All’Aquila, quanto non è crollato il 6 Aprile seguita a rovinare a terra per effetto delle forti scosse che ogni giorno ancora vanno susseguendosi, quel che non è ridotto in macerie appare lesionato e squarciato senza speranza di risanamento, tutte le attività istituzionali, economiche, culturali e di semplice vita quotidiana sono estinte. Nessuno può più abitare e lavorare lì, dove ogni muro che sta in piedi minaccia di afflosciarsi da un momento all’altro, dove regna il funebre silenzio dell’immobilità, dove stagna il fetore asfissiante emanato dalle derrate marcescenti sepolte sotto quelli che furono ristoranti, bar, pubs, pizzerie, trattorie, pasticcerie, panetterie, macellerie, pescherie, drogherie, vinerie, salsamenterie, caffetterie e case.
Trecento ettari di città antica, uno dei più pregiati e più vivacemente vissuti centri storici d’Europa, fatto di straordinari pezzi unici (come le mura urbiche fortificate, le chiese, i palazzi, le torri e le fontane) nonché di un lussureggiante campionario di architetture minori medioevali, rinascimentali, barocche e neoclassiche, tutto questo è adesso un immenso cimitero, disabitato, muto, polveroso, reso inaccessibile dalla vigilanza che l’Esercito prudentemente assicura 24 ore su 24 presso ogni via d’accesso.
Non c’è un solo precedente nella storia d’Italia della necessità di sigillare un’intera città. Non era accaduto a Messina nel 1908, tanto meno dopo i più recenti disastri del Friuli, dell’Irpinia, delle Marche e dell’Umbria. Invece, all’Aquila accade dal 6 Aprile.
Ho parlato con molti ufficiali dell’impareggiabile corpo dei Vigili del Fuoco provenienti da diverse parti d’Italia: tutti, dicono di non essersi mai trovati in mezzo a una catastrofe altrettanto raccapricciante, né in Friuli, né in Umbria, né altrove.
Col chiamarlo “dell’Abruzzo”, non solo si è predisposto il terreno per le prossime manovre clientelari ma si è voluto minimizzare l’entità del “Terremoto dell’Aquila” e edulcorarne la gravità: un sisma distribuito su un’area vasta suscita minori apprensioni e facilita lo Stato nel far beneficenza piuttosto che giustizia. Ma, non bastava. Le informazioni sulle rilevazioni dei sismografi sono state fin da subito manipolate per accreditare una magnitudo inferiore a quella effettiva. Nel sito internet del Geological Survey del governo degli Stati Uniti, chiunque può leggere che il terremoto del 6 Aprile è stimato in gradi 6.3 della Scala Richter e che la fonte dell’informazione è l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Quest’ultimo, invece, nel suo sito indica la magnitudo in 5.8.
Nasce così la cinica opera architettata contro gli aquilani e contro gli altri abruzzesi, perché un sisma di grado inferiore al 6 viene considerato al di sotto dei livelli di notevole gravità e dunque aiuterebbe l’erario a sottrarsi al dovere di finanziare integralmente la ricostruzione degli edifici pubblici come di quelli privati, il che è invece puntualmente avvenuto per il Friuli e per l’Umbria.
Per rafforzare questa cinica azione, è stata colta come cacio sui maccheroni l’opportunità di far passare per lazzaroni tutti gli aquilani, bollandoli come edificatori di una “città di carta”. Ottimi pretesti sono stati quelli offerti dai crolli della Casa dello Studente e dell’Ospedale San Salvatore, edifici nei quali s’è effettivamente dispiegata alla grande l’arte criminale di imprenditori, tecnici e collaudatori. Tuttavia, pur in presenza di numerosi altri casi di non dissimile sostanza delinquenziale, la generalizzazione è inammissibile, quanto lo è il sostenere che tutti i siciliani sono mafiosi. In realtà, non c’è niente di disonesto nella gran parte delle migliaia di edifici costruiti all’Aquila nell’arco di quasi otto secoli. In realtà, è il terremoto del 6 Aprile che ha agito con inaudita violenza, sebbene questa verità venga nascosta e negata affinché tutti i Ponzio Pilato di turno possano allegramente lavarsi le mani nell’abbandonare L’Aquila e gli aquilani al loro destino di morte.
Casi-simbolo dell’effettivo stato delle cose avrebbero dovuto essere quelli che invece sono stati accuratamente oscurati: il Forte Spagnolo e l’Hotel Duca degli Abruzzi. La fortezza era una macchina architettonica di rara perfezione, massiccia come una montagna, che per mezzo millennio aveva resistito indenne a qualsiasi aggressione, umana e naturale, ivi compreso il terremoto dal quale la città era stata distrutta nel 1703. L’albergo era stato costruito al di sopra d’ogni sospetto di ladrocinio: fatto negli anni Settanta non su commissione di terzi ma quale duraturo investimento in proprio da parte di una dinastia di costruttori d’inviolata reputazione internazionale. Orribilmente sconquassato il primo, sventrato come un pollastro il secondo. Bisognava documentare e documentarsi, bisognava porsi domande e cercare risposte, di fronte a questi casi che solo un’inusitata violenza sismica può spiegare.
Invece, è stato assai più comodo versare e indurre lacrime rassicuranti facendo folklore dei poveri morti sepolti sotto le macerie e della dignitosa sofferenza dei sopravvissuti. Molto comodo: compiangere i morti, predicare solidarietà, invocare coraggio, auspicare rinascita, promettere di tutto e di più, spandere baci e abbracci e poi procedere serenamente verso il prossimo party all’ambasciata di Chissadove.
Dopo il disastro del 1703, i reggitori del Comune alzarono baracche davanti il municipio distrutto e lì seguitarono a lavorare tra e per i concittadini, respinsero senza se e senza ma la pretesa del governo centrale (che allora abitava a Napoli) di trasferire baracca e burattini in una “new town” e avviarono immediatamente la ricostruzione, chiamando fior di architetti e capimastri da Roma e da Napoli per restaurare il salvabile e fare ex novo, senza stravolgere la struttura urbana antica, tutto ciò che non riusciva a stare in piedi.
Oggi, ormai a un mese da quella tragica notte, tutto tace. 35.000 persone sopravvivono nelle tendopoli senza la minima idea di dove approderanno al prossimo profilarsi del gelido inverno aquilano. 30.000 persone coltivano l’illusione di un’eterna vacanza negli alberghi della riviera che stanno per metterle alla porta. Ovunque, il cibo e il vestiario messi a disposizione incessantemente e con estrema larghezza spandono la suggestione di un’affettuosa e sempiterna sollecitudine governativa.
Ci sono tanti edifici scolastici perfettamente agibili, ma bambini e ragazzi vengono obbligati all’alienante solitudine offerta da tendopoli e alberghi. Giganteschi complessi del tutto sicuri, come la Scuola della Guardia di Finanza, la Scuola Reiss Romoli, la Caserma Rossi, la Caserma Pasquali, etc., potrebbero accogliere le strutture universitarie e ospedaliere che sono l’unica certezza di futuro e che invece vengono smembrate e dirottate verso città da cui mai faranno ritorno.
Il governo partorisce il decreto-legge n. 39 che racconta un’incomprensibile favola di aiuti, provvidenze, benefici, esenzioni e quant’altro, concessi non si sa a chi, finanziati non si sa con cosa, acquisibili non si sa come. Uniche certezze: i quattro soldi messi veramente in campo verranno spremuti dai bilanci dello Stato col contagocce, da qui fino al 2032 e verranno manovrati dalle banche e da fantomatiche spa gravitanti intorno al Ministero del Tesoro. Insomma, i terremotati verranno spinti a indebitarsi per ricostruire le case e, una volta impossibilitati a pagare i mutui, perderanno le proprietà. Nel frattempo, la città sarà diventata una nuova attrazione turistica: gli spot della tv diranno “Visitate la più grande città morta del mondo”.
Hanno costretto i Vigili del Fuoco a uno spettacolare salvataggio di quattro barattoli d’ottone spacciati per “Tesoro della Cattedrale”, ma nessuno ha mosso un dito per tirar fuori dalle macerie le centinaia di migliaia di libri e documenti che nella Biblioteca Provinciale e nell’Archivio di Stato assicuravano la memoria, l’identità e la civica dignità della città che non c’è più.
Fosse stato il “Terremoto dell’Aquila”, le tv e gli inviati piovuti da ogni dove nei primi giorni del terremoto avrebbero impressionato il mondo intero e probabilmente avrebbero fatto affluire quegli enormi aiuti necessari per rifare una città come L’Aquila. Nel prossimo futuro, forse un po’ di chiese e palazzi verranno restaurati: solitari, essi si staglieranno come fantasmi tra le rovine di una città che non c’è più.

Errico Centofanti

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Errico Centofanti, giornalista e scrittore, è stato uno dei fondatori del Teatro Stabile dell’Aquila, che poi ha diretto per vent’anni. Autore di numerosi libri di ambientazione storico-letteraria, è stato direttore artistico dei festivals “Urbino Rinascimenti”, “Castel dei Mondi” di Andria e “Le Stelle della Grangia” dell’Abbazia di Fossanova nonché del settore spettacolo per il Settembre Dantesco di Ravenna. Negli anni Settanta è stato consigliere e assessore al Comune dell’Aquila per il Pci

mercoledì 8 luglio 2009

TERREMOTO: REALACCI, PROVOCAZIONE CHIEDERE RESTITUZIONE TRIBUTI DA 2010

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vergogna2xg0 ''E' una vergogna e sembra quasi una provocazione nei confronti delle popolazioni abruzzesi la polpetta avvelenata contenuta nel decreto legge 78/09 attualmente in discussione in Parlamento'', lo denuncia Ermete Realacci, (PD) evidenziando un comma contenuto nel decreto legge su ''Provvedimenti anticrisi, nonche' proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali'', che prevede a partire dal gennaio 2010 la restituzione dei tributi non versati e delle agevolazioni fiscali concesse a seguito del terremoto. ''Favorire la ripresa delle attivita' economiche e' un requisito essenziale per far ripartire l'Abruzzo'', prosegue Realacci, ''con questa indecente misura non solo si prendono in giro gli abruzzesi ma si azzoppa qualsiasi possibilita' di riattivare l'economia di quei territori. Si tratta, inoltre, di un trattamento molto diverso di quello concesso in occasione di altri eventi sismici, per esempio quello di Umbria e Marche, per i quali le popolazioni colpite ancora beneficiano di trattamenti fiscali agevolati. Se l'obiettivo di Berlusconi trasferendo il G8 a L'Aquila era quello di mantenere alta l'attenzione sulle zone terremotate, il Governo farebbe bene a non smentire con la mano destra quello che fa con la sinistra''.

lunedì 6 luglio 2009

Strane Analogie tra l'Aquila e Gerusalemme: la pianta delle due città e il numero 99

La mia città è stata costruita secondo la pianta di Gerusalemme come dice lo storico Crispomonti del 1600, una Gerusalemme al di qua del mare quanto quella d’oriente è andata perduta per la cristianità…

A Gerusalemme è entrato Gesù acclamato dalle folle la domenica della palme e con la palma in mano i Cristiani ricordano quel giorno di festosa accoglienza alla vigilia della tragedia…Nel silenzio della notte lo vengono a prendere mentre veglia nella solitudine e nell’angoscia, nella notte il boato che accompagna un’onda esplosa con violenza nella profondità della terra: è l’inizio della passione, di Gesù torturato, di una città che il terremoto travolge nel martirio atroce, nella distruzione e nella morte di tante vite. Un dolore assurdo per giovani vite sottratte alla dimensione che i sensi colgono nella casa dello studente inghiottita dalla terra, per bambini, per creature di ogni età che lasciano i corpi sotto le macerie mentre le loro anime ascendono nel regno della luce a svolgere il loro compito in una pace che non è inazione, ma lavoro frenetico per tessere la trama di una resurrezione…Con amore guardano lo strazio di chi vive brutalmente la perdita, con amore e compassione consapevoli che hanno varcato il velo per compiere una missione che solo anime luminose e generose possono svolgere…

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L’Aquila sarebbe stata costruita nel 1200 sulla stessa pianta di Gerusalemme, la città in cui si trovava il Tempio di Re Salomone, custode di un immenso tesoro. Due città uguali costruite per tramandare e proteggere un segreto simile, lo stesso tesoro?

a sinistra: in blu la “Fontana delle 99 Cannelle e il fiume Aterno, in rosso la linea delle antiche mura aquilane. A destra il puntino blu è la “Fontana di Siloe” adiacente al fiume Kidron, in rosso la linea delle antiche mura di Gerusalemme
Molte le analogie, come evidenziano studi recenti pubblicati da Luca Ceccarelli e Paolo Cautilli. Le due città sorgono su colline, l’Aquila a 721 m. s.l.m., Gerusalemme a 750 m. s.l.m. Ponendo a confronto le mappe del centro storico delle due città, si ottiene una sovrapposizione alquanto precisa, che vede corrispondere il Sud de l’Aquila al Nord di Gerusalemme. Sin dall’epoca dei romani, Gerusalemme era divisa in quattro quartieri che oggi sono quello cristiano, quello musulmano, quello ebraico e quello armeno. Anche l’Aquila è divisa in quattro quarti, una divisione del tutto originale per le città dell’epoca. La disposizione dei rispettivi fiumi, Cedron e Alterno, che fiancheggiano le due città sembra identica.
Molte anche le similitudini tra due importanti costruzioni: la piscina di Silo a Gerusalemme, e la fontana delle 99 cannelle, entrambe opere di ingegneria idraulica adiacenti ad una porta muraria costruite nella parte più bassa della città.
Lo stesso numero 99 che così tante volte ricorre nella storia de l'Aquila, è ricco di rimandi al mondo cristiano e alla città di Gerusalemme.
99 sono le lampade ad olio che bruciano ininterrottamente, notte e giorno, nelle grotte vaticane dove sono ospitate le tombe dei Papi. 9 erano i Templari che scavarono per 9 anni nel Tempio di Salomone. E la stanza segreta in cui si supponeva fosse l’Arca dell’Alleanza misurava 9 x 9 m. L’ordine dei Templari fu istituito nel 1099.
99.16 è il numero delle lunazioni che si verificano nel corso di 8 anni alla latitudine de l’Aquila. Le coordinate geografiche della città sono: latitudine 42”21’ (la cui somma 4+2+2+1= 9), longitudine 13”23’ (somma 1+3+2+3= 9). Gerusalemme ha come numero 66, il valore numerico corrispondente alla parola Dio. L’Aquila, è la sua copia occidentale, progettata con i punti cardinali topograficamente invertiti, così come invertendo 66 si ha 99. Sempre nella topografia delle due città si osservano delle corrispondenze davvero singolari: il Monte del Tempio a Nord di Gerusalemme rispecchia la posizione a Sud della Chiesa di Santa Giusta a l’Aquila, così come speculari sono le collocazioni dell'aquilana Basilica di Collemaggio voluta e costruita da Celestino V e del Monte degli Ulivi di Gerusalemme.

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Ricordando Il 6 Aprile del 2009 alle 3.32, non si può non correlarlo al parto doloroso di una dimensione di luce, il Regno si stava manifestando a partire dall’Aquila, la nuova Gerusalemme…Messaggi di consolazione o verità che anime sensibili captavano con convinzione ed emozione? Trovare un senso alla tragedia, come alla morte di Gesù che in un atto di amore offrì la sua vita, come quella delle vittime del terremoto e poi risorge per la salvezza dell’umanità…è paragonabile senz'altro alla resurrezione dell’intero pianeta che cambia frequenza in una dimensione di Amore grazie alla solidarietà di tanti volontari giunti da tutta Italia ed oltre i confini nazionali, che permetteva, in una generosa e straordinaria gara, la sopravvivenza, ed alleviava la sofferenza con l’arma più potente del terremoto, quella dell’Amore e della Generosità.

Grazie a tutti Voi, fratelli d’ Abruzzo e di ogni regione appartenente a questo straordinario paese! Grazie per la vostra azione, scaturita sinceramente dal cuore, per la capacità di aver amato, fratelli dal volto sconosciuto ed ancora,grazie soprattutto per la speranza che ci avete donato…

Grazie perché siete stati la prova che l’umanità sta compiendo davvero un salto di coscienza, proprio quello che la salverà, come Gesù risorto, dal baratro della desolazione e dell'estrema miseria legata all'animo umano.

giovedì 2 luglio 2009

L' Aquila in corsa contro il tempo per iniziare l' anno in regola

universitalaquilabiologia Una corsa disperata contro il tempo. Per cominciare il nuovo anno accademico con il ritorno alla normalità. E qui all' Aquila, dopo il terremoto del 6 aprile, normalità vuol dire prima di tutto tornare ad avere una sede. «La situazione è ancora critica. Due mesi fa avevamo il cento per cento delle strutture inagibili: non potevamo fare alcuna attività, né didattica né ricerca» racconta il rettore Fernando Di Orio. «In questi mesi siamo riusciti a rendere agibili alcuni locali: le facoltà di Medicina, Psicologia, Biotecnologie, per esempio. Nei prossimi mesi saranno recuperati altri spazi. Nel frattempo, stiamo cercando di acquisire nuovi stabili. Come la scuola di formazione della Telecom, ormai dismessa, di Reiss Romoli. Poi c' è da collocare il rettorato: siamo ancora in un sottoscala, qui a Coppito, a lavorare. E vanno sistemate Ingegneria e Scienze. Per mantenere la nostra vocazione alla ricerca e all' information technology. Stiamo lavorando disperatamente. Ci saremmo aspettati più aiuti da parte delle autorità locali. Per darci la possibilità di iniziare in regola l' anno accademico 2009-2010. Invece, alcune facoltà non hanno ancora una sistemazione: ad esempio Lettere non ha alcuna sede. È una lotta contro il tempo. Il nuovo anno accademico è alle porte: le maturità stanno finendo e i giovani vanno orientati. Abbiamo bisogno di locali. Per far partire anche la parte amministrativa». Nel crollo è andato perduto tutto, compresi i database con le carriere degli studenti... «Quelle, per fortuna, siamo riuscitia recuperarle. Abbiamo recuperato i backup con i dati degli studenti.I miei ragazzi non hanno perso un giorno della loro attività: abbiamo fatto tutti gli esami previsti, le lauree, le lezioni. Tutto nelle tende, in condizioni difficili. Di emergenza. L' anno accademico 2008-2009 è completato: abbiamo fatto lezione fino a giugno nelle tende, in strutture provvisorie. Ci siamo decentralizzati. Anche ad Avezzano, dove ci è stato messo a disposizione un istituto tecnico». Temete il calo delle iscrizioni come effetto della paura? «È da mettere in conto. Dobbiamo considerare due dati: uno, emotivo.È stato un dramma violento. In secondo luogo, i miei studenti non hanno più dove stare: i 13mila fuorisede risiedevano nel centro storico, che è andato distrutto. Per fare gli esami, i ragazzi dormono in macchina. Abbiamo bisogno di migliaia di posti letti, che mancano non solo per i fuorisede ma anche per i cittadini aquilani. Questa è una competenza regionale e tocca alla Regione ora attivarsi. Altrimenti ci ritroveremo davanti al paradosso che possiamo ripartire con l' università, ma senza studenti. Di certo, il record di 27.550 studenti del 2009 lo consegneremo alla storia».

Repubblica - ILARIA ZAFFINO

mercoledì 1 luglio 2009

Tra le macerie de L'Aquila alla ricerca della memoria

A vigili del fuoco, carabinieri e poliziotti i terremotati chiedono di recuperare
ricordi, fotografie, piccoli oggetti che rappresentano pezzi della loro vita

L'AQUILA - Le fotografie del matrimonio, il diario della figlia sedicenne, il diploma del nipote ragioniere. Cercano le loro memorie tra le rovine i sopravvissuti de L'Aquila. Più che il denaro o i gioielli ai vigili del fuoco che accompagnati da polizia e carabinieri sfidano muri pericolanti per entrare nelle case abbandonate di corsa la notte del terremoto la gente delle tendopoli chiede di recuperare pezzi della sua esistenza. este_21220550_50190
"Andate nella camera da letto, nel cassetto dell'armadio, quello grande con due specchi ci sono le foto del mio matrimonio, è un album con la copertina in pelle", dice l'anziana pensionata vedova da tre anni che non vuol perdere il ricordo del marito sotto le macerie di una casa in via Sant'Andrea. In via Chieti c'è invece una giovane madre che implora i vigili del fuoco del gruppo di rilevamento: "Lo so che in questo momento può sembrare una stupidata ma vi prego, fatelo per mia figlia. Ha solo tre anni. Cercate un peluche bianco, è un orsetto, è in una cassa con altri giocattoli. Non dorme senza quell'orso tra le braccia. Abbiamo provato a regalarle altri peluches ma è stato inutile. Non fa che piangere. Vi prego, trovatemi quel pupazzo...".
La prima cosa che l'avvocato Maurizio Cora è andato a cercare tra le macerie della sua casa al civico 79 di via XX Settembre sono state le foto delle due figlie, Alessandra e Antonella, sepolte vive con la madre la notte del 5 aprile. "Voglio ricordarle com'erano, non come le ho viste quando le hanno strappate alle rovine", dice mostrando l'unica cosa che gli resta della sua casa, un mazzo di chiavi ormai inutile. A Pettino una mamma anziana ferma un ufficiale dei carabinieri e il suo aiutante, indica loro una casa crepata e racconta: "Vivevo al secondo piano, ora sto in una tenda ma non mi lamento. Voglio solo le foto di mio figlio, è uno di voi, ora è in missione all'estero. Con quelle foto mi sembra di averlo vicino". Dirle di no è impossibile e l'ufficiale si inerpica su una scala che sembra cedere da un momento all'altro sino a raggiungere il muro su cui è appesa la foto a colori del commilitone lontano.

Memorie, ricordi, souvenir che possano restituire una vita spazzata via dal sisma, un'identità perduta. Ecco cosa cercano tra le rovine i sopravvissuti al terremoto. Per non sentirsi davvero sfollati, profughi nella propria terra. Nella questura ricostituita in tende alzate in un giardinetto proprio di fronte agli uffici lesionati un cartello scritto a mano indica l'Ufficio Oggetti Smarriti. Qui Lorella C. ha ritrovato la penna usb di sua sorella Katia, uccisa dal crollo della casa in cui viveva e Vittorio T. il portafoglio e il telefono cellulare del padre sepolto dalla macerie. "E' sorprendente quello che le persone vengono a cercare qui - spiega il sostituto commissario Marcello di Tria che aggiorna il lungo elenco degli oggetti rinvenuti e restituiti - o che chiedono di trovare ai nostri agenti che affiancano i vigili del fuoco nella ricerca all'interno delle case abbandonate".
Gli studenti cercano i libretti universitari. A Concetta P., classe 1923, gli agenti invece hanno restituito il certificato della pensione, ritrovato dai vigili del fuoco tra le rovine della sua casa. Al padre di un ragazzo di 26 anni sepolto dalla macerie hanno ridato quello che restava del figlio: un portafogli con 50 euro, un dollaro e mille sterline. A Gabriele C. che viveva in corso Vittorio Emanuele 159 hanno recuperato la fede nuziale. E' una situazione talmente nuova ed insolita che è difficile personificarsici per chi non l'ha mai vissuta...

inviato MEO PONTE di repubblica