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sabato 31 ottobre 2009

Un po' di bibliografia su Guido Bertolaso

Protezione Civile – Sono Guido, risolvo tutto

di P ietro Orsatti su Left

Prima medico, poi nel settore immobiliare. Nipote del cardinale Ruini e figlio di aviatore. Incarichi pubblici come se piovessero. Bertolaso è l’uomo di ogni emergenza. bertolaso01g

Quante qualità ha l’uomo. Rintracciabili addirittura in un albero genealogico imponente. Nipote del potentissimo cardinale Camillo Ruini e figlio di un generale dell’aria, Giorgio, a capo di una squadra aerea e poi direttore generale dell’Aeronautica militare (volò con il primo Starfighter della storia dell’Aeronautica italiana), Guido Bertolaso “l’indispensabile” capo della Protezione civile, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ostenta maglioncini con il tricolore e la sicurezza dell’uomo che non deve chiedere mai. I suoi incarichi di oggi parlano per lui: commissario ai mondiali di nuoto (fino a poco tempo fa), all’emergenza rifiuti in Campania e oggi anche in Sicilia, ai mondiali di ciclismo al G8 de La Maddalena (anche se il G8 lì non si fa) e al G8 de L’Aquila (che si fa, eccome), ai beni archeologici del Lazio (e artistici in Abruzzo); e ancora sul terremoto e poi ancora alle quotidiane emergenze che colpiscono il nostro sismico, dissestato Paese. è come il personaggio di Wolf, interpretato da Keitel, nel film Pulp fiction: risolve tutto. E se non c’è un disastro c’è un’altra emergenza. Come quella invisibile dei rifiuti a Palermo scomparsa nel giro di una settimana ancor prima dell’arrivo dell’inossidabile Guido e delle truppe patrie con pala e scopettone. Ma comparsa, la crisi palermitana, proprio nel momento in cui emergevano dubbi sulla conduzione di quella campana, con tanto di risvolto giudiziario per stretti collaboratori (alcuni destinati al G8 aquilano) di cui si terrà la prima udienza il 15 di luglio.

Bertolaso è un medico. Comparso sul proscenio della Storia dopo un’italianissima passione per il mattone a Roma. Proprio nel signorile quartiere residenziale romano dell’Olgiata si apre la fase immobiliarista di Bertolaso negli anni Ottanta. Immobiliare Olgiata di Francisco Papio, società creata proprio da Guido Bertolaso. Con la moglie, Gloria Piermarini, i fratelli di lei, Francesco e Marilena Piermarini, e il padre Guido Piermarini con a seguito la moglie, Dalis Papio, e il cognato, Francisco Papio appunto. Della società facevano parte anche il romano Giovanni Provenzano e la moglie Federica Messa. Un biglietto da visita, quello dell’Olgiata e dell’imparentamento con la potentissima famiglia Piermarini, che in seguito gli aprirà più di una porta se non fossero bastate quelle già spalancate dallo zio porporato e dal padre decorato. E l’occasione di entrare, dalla porta principale, nel “gotha” della pubblica amministrazione arriva all’inizio degli anni Novanta. Medico, si distinse in Cambogia nell’ambito del dipartimento Cooperazione e sviluppo del ministero degli Esteri, poi è passato a direttore della presidenza del Consiglio e subito dopo direttore esecutivo dell’Unicef. Il primo “commissariato” lo ottiene come responsabile del governo nel 1996: ospedale Spallanzani, specializzato nella lotta all’Aids. Poi il salto, quello vero: commissario al Giubileo, nientemeno, compresa la grande giornata della gioventù a Tor Vergata. Da lì a capo della Protezione civile è un attimo. E lo fa con il governo Prodi primo. Prima di lui il dipartimento era soprattutto coordinamento di altre forze (ai tempi, per intenderci, di Zamberletti e Barberi) mentre oggi governa di fatto ogni aspetto dell’azione. Commissario all’emergenza Sars, pandemia rivelatasi poi una bufala, la prima prova seria è lo tsunami, poi lo scivolone dell’emergenza rifiuti in Campania, la sua rimozione e poi la successiva resurrezione con il Berlusconi tre. Oltre alla stagione degli incendi del 2007, prima del terremoto del 6 aprile non ha mai dovuto gestire interamente un’emergenza come quella di una catastrofe sul suolo italiano con decine di migliaia di sfollati e l’intera gestione dell’emergenza e di supplenza alle dissolte amministrazioni locali. Anche il sisma del Molise, a San Giuliano, non ha avuto un impatto così devastante. L’era Bertolaso è rappresentata da un numero in continua crescita. Cinquecentotrentasette (537) ordinanze dal suo insediamento alla Protezione civile a oggi. Un numero impressionante, traducibile in un vortice di azioni e finanziamenti che rendono Bertolaso uno degli uomini più potenti d’Italia, anche e soprattutto nell’accesso e nella centralizzazione di spesa dei finanziamenti.

Ma torniamo al 2005, momento in cui il nostro uomo delle emergenze vola verso l’Oceano IIndiano per portare gli aiuti italiani alle popolazioni colpite dallo tsunami. In molti si ricordano ancora, con un filo di imbarazzo, il dibattito irrituale fra Bertolaso e l’allora commissario straordinario della Croce rossa italiana Maurizio Scelli (oggi premiato con un seggio in Parlamento nelle fila del Pdl dopo la gestione, non esente da ombre, della missione a Baghdad della nostra Croce rossa) sull’utilizzo dei 25 milioni di euro inviati via sms dagli italiani. E poi c’è la squadra. Il primo a volare in Indonesia per conto della Protezione civile fu il braccio destro tuttora di Bertolaso, Agostino Miozzo, responsabile delle relazioni internazionali al dipartimento. Miozzo, o meglio il suo nome, era rimbalzato nel corso di due audizioni del 2004 tenute dalla commissione parlamentare sull’assassinio di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, presieduta da Carlo Taormina in realzioni ai finanziamenti alla cooperazione. Poi la Campania e il commissariamento più lungo e discusso finora. Qui appare Marta Di Gennaro, altro medico dislocata nell’epicentro di via Medina col ruolo di sub commissario. E da sub commissario la De Gennaro è finita nel centro dell’inchiesta sulle irregolarità sui rifiuti in Campania. Venticinque arresti per manager e subcommissari all’emergenza, fra cui proprio lei, Marta Di Gennaro, l’ex braccio destro di Guido Bertolaso. Con accuse pesantissime che si fonderebbero sulle lunghe telefonate intercettate dai militari del Noe, tra il 2005 e il 2007. Intercettazioni dalle quali emerge un rapporto di collusione tra pubblico e privato. Il processo in questione è noto come «Rompiballe», la cui prima udienza si celebrerà il 15 luglio prossimo. Qui la novità, un’affermazione gravissima per chi si stava accingendo a diventare commissario a un’altra emergenza, quella dei rifiuti (sempre quelli) in Sicilia. Una lunga dichiarazione di Bertolaso fatta due settimane fa in cui afferma: «Sapevo che gli impianti non erano in grado di realizzare ecoballe né Fos (frazione organica differenziata). Non ricordo se fossero in grado di realizzare il trattamento aerobico sulla frazione organica. Più volte ho fatto il giro degli impianti di Cdr: ricordo di aver chiesto ai tecnici presenti se il trattamento aerobico della frazione organica si facesse, mi venne detto di sì».

S’è fidato dei tecnici, Bertolaso. Lui, considerato il tecnico dei tecnici, l’uomo che risolve guai, il Wolf dell’era berlusconiana, “fregato” da un sottoposto, da un parere, da una perizia. Come in Abruzzo. Prima del sisma del 6 aprile a L’Aquila si tenne una riunione alla presenza del vice capo della Protezione civile Bernardo De Bernardis. La riunione si concluse a sera con una conferenza stampa, dove De Bernardinis fu esplicito: «La comunità scientifica conferma che non c’è pericolo, perché c’è uno scarico continuo di energia; la situazione è favorevole. Questa vicenda deve insegnare due cose: convivere con territori fatti in questo modo, cioè a rischio sismico; mantenere uno stato di attenzione, senza avere uno stato di ansia». Cinque giorni dopo, alle 3 e 32 del 6 aprile, la tragica scossa.

Buon Halloween a tutti i miei amici e non

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giovedì 29 ottobre 2009

Virus A: Italia primato casi in Ue

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Insieme alla Spagna, 380 contagi per 100mila abitanti

(ANSA) - ROMA, 29 OTT - L'Italia e' il paese europeo con il numero maggiore di casi di influenza A insieme alla Spagna, 'circa 380 per 100 mila abitanti'. Lo afferma il vice ministro della Salute, Ferruccio Fazio.Dal 19 ottobre 'sono state attivate le reti dei medici sentinella. La Spagna ha un numero di casi simile al nostro -precisa Fazio- la Francia si attesta un po' piu' in basso,216 casi per 100mila abitanti mentre l'Inghilterra risulterebbe avere un dato 10 volte inferiore, 39 casi per 100mila abitanti'.

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Sempre a proposito dell'Influenza A: medico morto a Napoli

E' la quinta vittima in citta', la decima in Italia

(ANSA) - NAPOLI, 29 OTT - Un medico di 73 anni e' morto nell'ospedale Cotugno, dove era stato ricoverato per l'influenza A. Si tratta della decima vittima italiana del virus H1N1, la quinta nel capoluogo campano dove, a distanza di un solo giorno dal medico napoletano Claudio Petre', di 56 anni, sono morti Francesco Esposito, di 64 anni, e il cinquantenne Marcello Cali'. Sono altri 4 i casi che destano preoccupazione.

L’inganno nella visione della vita e della morte

friedrich Ritengo possibile scrivere della morte perché è l'unica cosa che è uguale per tutti, colpisce tutti nello stesso modo, si palesa a tutti gli esseri viventi in un modo univoco inequivocabile e incontrovertibile, la sensazione che essa ci da pur non conoscendola è uguale per tutti, almeno nel momento del trapasso, ma in fondo non solo, alcuni di noi poveri e meschini esseri umani sono riusciti a crearsi delle aspettative per quel dopo, forse per attribuirgli un senso, forse per dargli una dignità, forse anche solo per la presunzione forse di ingannare quel tempo non comprendendo che abbiamo ingannato in realtà il nostro di tempo, quello vissuto, con la presunzione di avere vissuto un attimo di tempo con un senso e con della dignità, con la grande possibilità di capire solo all'ultimo istante che forse tutto è esattamente il contrario, cioè la morte ci è stata data per donarci e riportarci nuovamente in una dimensione di dignità e di senso.
E' vero quando si afferma che non esiste solo la morte quella vera unica e irripetibile (guarda caso proprio come la vita) esistono tante morti, quella dell'anima, quella dello spirito, quella dei sentimenti, so che l'umanità usa questo nome per dare una definizione a certi stati di animo, a certi momenti in cui la vita sembra non vita, in cui i sentimenti sembrano un non senso quindi una non vita, io no, ho provato molte di queste sensazioni, ma non riesco a chiamarle "morte", perché è sempre controvertibile, esiste sempre una alternativa, almeno una possibilità, questo tipo di pseudo morte vale solo per chi la sente e la prova, ma quasi mai viene riconosciuta dagli altri esseri che ti vivono vicino, non perché non vogliano, ma perché non sono proprio in grado di riconoscerla, perché mischiata e confusa tra le mille pieghe del vivere quotidiano, quindi quelli che per me sono solamente dei miseri stati d'animo che non sono definitivi, ma unicamente dipendenti dal tipo di persona che siamo e che siamo capaci di essere e di diventare, in questi stati di animo esiste sempre la possibilità di cambiare, di modificarne il percorso fino a sconfiggerli e a modificarli.
L'uomo suo malgrado si perde in quello che io chiamo il grande percorso della vita, che io me lo raffiguro come una eterna strada in pendenza che gira su se stessa in una specie di spirale a chiocciola dove ogni essere umano si trova a camminare nel lungo suo peregrinare della vita, su questa strada l'uomo proverà sulla propria pelle tutti i tipi di sensazioni, scoprirà il dolore (che subdolamente si fa sempre spazio tra i ricordi per annichilirci e spezzarci) e più l'uomo soffre più si ritrova a percorrere questa fantomatica strada, un camminare senza fine verso l'oscuro e verso il basso, e in questo dolore si perderà incapace di reagire, lasciandosi scivolare sempre più giù verso l’oscuro, avvinghiato dal dolore che lo trascina e lo stordisce e lo confonde, e pensare che la soluzione è lì sempre alla nostra portata, unicamente tra le nostre mani, perché quello che noi viviamo è un'illusione a cui noi attribuiamo il marchio di realtà, forse solo per non ammettere quanto siamo deboli e poco capaci, perché ripeto che la verità è che è estremamente semplice e facile scoprire il trucco, l'inganno, questa misteriosa strada a cui facevo cenno prima è una eterna strada in pendenza che gira su se stessa in una specie di spirale a chiocciola, ma il trucco è banale perché in realtà tanta fatica e dolore costa il lasciarsi andare e vivere verso il basso quanto ne costa risalire e vivere verso l'alto, è un trucco banalissimo ma efficacissimamente vero.
Quindi per me la morte è una sola, la non vita, tutto il resto volere o non volere è vita.
Fonte : Alanford50

martedì 27 ottobre 2009

Ecco il video di come i virus influenzali attaccano il nostro corpo

A cura de Il Pensiero Scientifico Editoreswine-flu-virus_jps

Un video animato che descrive il processo di infezione da parte di un virus influenzale è stato realizzato dalla XVIVO per l’azienda Zirus: se siete curiosi di capire come l’H1N1 e i suoi simili entrano nelle nostre cellule e cosa succede subito dopo, questa è l’occasione giusta.

Qualche avvertenza: il processo che nel video dura qualche minuto nella realtà avviene in meno di un secondo. E i colori sono un’aggiunta dei grafici per rendere il video piacevole e chiaro: nel corpo non c’è luce, dentro alle nostre cellule tutto avviene nel buio più profondo.

Dopo aver visto il video vi chiederete sicuramente: ma come mai allora non moriamo tutti nel giro di pochi minuti, invasi da virus influenzali? Per una serie di motivi: la maggior parte dei virus espulsi dal corpo non raggiungono un altro ospite, moltissimi vengono distrutti dal sistema immunitario umano e una buona parte non sono funzionanti e quindi non riescono a penetrare dentro alle nostre cellule. Ottime notizie.

Fonte: Krulwich R. Flu attack! How a virus invades your body.

david frati

E' proprio lui....ACIDO COME UN LIMONE ....

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"SANTORO

SI FA LA VILLA

COL CONDONO'

La costiera amalfitana, i limoni, il mare verde, un paradiso specie da quelle finestre affacciate sul golfo. Tre piani di roba con terreno e agrumeti, eccola lì Villa Santoro, nuova acquisizione del tribuno di Annozero, tenuta da 950mila euro, quasi per intero pagati con assegni circolari. Abitazione con annesso terreno «disposta su tre livelli, composta da quattro vani al piano terra, da tre vani con cucina bagno ingresso ripostiglio e terrazzo al primo piano» si legge nel rogito, e altro spazio da utilizzare e ristrutturare al piano superiore.

Don Michele da Salerno, gran fustigatore di condoni e scudi fiscali, fa shopping immobiliare in vista della prossima estate e le pratiche burocratiche, per il vip di origini salernitane, viaggiano come Eurostar. La casa comprata il 26 giugno scorso ad Amalfi, frazione Lone, proprio in copp ’o mare, aveva un difettuccio ma è stato tutto risolto per Sant’Oro, e in tempi record, talmente record da far imbufalire parecchia gente in attesa da anni per le stesse questioni di permessi. Nell’atto di vendita firmato dal notaio Andrea Pansa se ne parla dopo qualche pagina, laddove si precisa che il fabbricato presenta un successivo ampliamento «realizzato in assenza del dovuto titolo». In parole semplici: abusivamente. Per quell’abuso edilizio era stata presentata domanda di condono presso il Comune di Amalfi moltissimi anni prima, nel marzo 1986, ovvero 23 anni di attesa senza nulla di fatto. Poi però è successo qualcosa, il «fabbricato» è diventato oggetto di interesse di Michele Santoro, quello della tivù, non uno qualsiasi ma una potenza soprattutto nella sua terra d’origine. E così Santoro a gennaio del 2009 versa già un preliminare, cioè un anticipo in diverse tranches. Dunque a gennaio, quando il conduttore Rai si aggiudica la nuova residenza amalfitana, la villa ha ancora il suo «ampliamento realizzato in assenza del dovuto titolo abitativo», cioè l’abuso. Poche righe dopo, però, il notaio Pansa attesta la novità: «In data 21 maggio 2009 è stato rilasciato dal Responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Amalfi permesso a costruire in sanatoria n. 175».
…..

I lavori di ristrutturazione e di recupero dell’ampliamento abusivo della villa santoriana sarebbero già in corso. Il progetto definitivo, a quanto risulta, è stato presentato e autorizzato dall’Ufficio tecnico di Amalfi. Del resto c’è molto terreno da utilizzare intorno alla villa, e sarebbe un peccato lasciarlo lì. A quanto si dice, Santoro penserebbe a una grande piscina. Si vedrà, prossimamente su questi schermi.
L’affare è fatto, il buen retiro estivo di Santorescu quasi pronto, un bel costo però: quasi un milione di euro (200mila con mutuo il resto cash) per l’acquisto più le spese di ristrutturazione. Le risorse non mancano a Santoro, ma questo si sapeva. Settecentomila euro all’anno dalla Rai (calcoli fatti da Il Tempo), tra stipendio e bonus vari. Poi c’è il milione e 400mila euro di risarcimento deciso dal Tribunale, dopo la sua esclusione dalla prima serata Rai. Sarà con quello che ha comprato Villa Santoro ad Amalfi? Sarebbe curioso. In tv grazie a un giudice, villeggiante di lusso in costiera ancora grazie a una sentenza.

articolo di Paolo Bracalini  pubblicato su 'IL GIORNALE'  

venerdì 23 ottobre 2009

- La memoria lo sa(prà) -

perdere_memoria Ho perso varie cose a Buenos Aires. Per la fretta o la sfortuna, nessuno sa dove siano andate a finire. Me ne sono andato con qualche vestito ed una manciata di fogli.

Non mi lamento. Con tante persone perdute, piangere per le cose sarebbe come mancare di rispetto al dolore. Vita nomade. Le cose mi accompagnano e se ne vanno. Le ho di notte, le perdo di giorno. Non sono prigioniero delle cose; loro non decidono nulla. Quando mi sono separato da Graciela, ho lasciato la casa di Montevideo intatta.

Là sono rimaste le conchiglie cubane e le spade cinesi, gli arazzi del Guatemala, i dischi e i libri e tutto il resto. Portarmi via qualcosa sarebbe stata una truffa.

Tutto ciò era suo, tempo condiviso, tempo a cui sono grato; e me ne sono andato alla ventura, verso l’ignoto, pulito e senza pesi.
La memoria conserverà ciò che ne sarà degno. La memoria sa di me più di quanto ne sappia io; e lei non perde ciò che merita di essere salvato. Febbre delle mie viscere: le città e la gente, staccatesi dalla memoria, navigano verso di me: terra dove sono nato, figli che ho avuto, uomini e donne che mi hanno accresciuto l’anima.

Eduardo Galeano

Giorni e notti d’amore e di guerra

Lancette indietro di 60 minuti, domenica torna l'ora solare

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Roma, 22 ott. (Adnkronos756936106-legale-sabato-torna-solare ) - Termina l'ora legale che lascia il posto all'ora solare, con l'obbligo di mettere le lancette dell'orologio indietro di un'ora, la notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre. Con il ritorno all'ora solare si recupera così quell'ora di sonno persa il 29 marzo scorso. Le lancette dovranno essere spostate all'indietro alle 3 di notte tra sabato e domenica, posizionandole quindi sulle ore 2. Per ritornare all'ora legale bisognerà invece attendere il 28 marzo 2010. L'ora solare ci accompagnerà per i cinque mesi invernali ed è l'orario di base usato da molti Paesi durante l'inverno e conosciuto anche con il nome di "ora civile convenzionale".

In Italia il primo passaggio dall'ora solare a quella legale è avvenuto nel 1916, anno in cui per la prima volta nel nostro Paese si spostarono le lancette avanti di un'ora. Un cambio d'ora rimasto in uso fino al 1920 perché da quell'anno l'alternarsi fra l'ora legale e quella solare fu abolito e ripristinato diverse volte tra il 1940 e il 1948 a causa della Seconda guerra mondiale. Con una legge del 1965, dal 21 maggio 1966, invece, in pieno periodo di crisi energetica, il cambio tra ora solare e ora legale fu usato con continuità anche se con modalità diverse negli anni.

Dal 1966 al 1980 venne stabilito infatti che l'ora legale dovesse rimanere in vigore dalla fine di maggio alla fine di settembre, mentre dal 1981 al 1995 si stabilì invece di estenderla dall'ultima domenica di marzo all'ultima di settembre. Il regime definitivo di passaggio dall'ora solare all'ora legale è entrato quindi in vigore nel 1996 quando, a livello europeo, si stabilì di prolungare l'ora legale ulteriormente, passando dall'ultima domenica di marzo all'ultima di ottobre.

Ma l'Italia non è certo l'unico Paese europeo a dover segnare il passaggio dall'ora legale all'ora solare. Nell'Unione europea l'adozione dell'ora legale è infatti armonizzata dal 1996, nonostante le polemiche di alcuni stati membri. E in Svizzera l'ora legale, adottata per la prima volta nel 1981, attualmente è liberamente coordinata con le direttive dell'Unione europea. Ma lo spostamento all'indietro delle lancette dell'orologio non è scandito in modo uguale nei diversi Paesi del mondo, anzi in alcuni non avviene affatto, basti pensare al Giappone o ai paesi dell'area equatoriale.

In generale, i Paesi della fascia tropicale infatti non adottano l'ora legale perché la variazione delle ore di luce durante l'arco dell'anno è minima e non consente di avere ore di luce sufficienti la mattina tanto da giustificare uno spostamento di lancette in avanti di un'ora per aggiungere luce alla sera. Se si fa poi riferimento all'emisfero australe, il passaggiio all'ora solare dall'ora legale segue un calendario invertito rispetto all'Europa e al Nord America. L'ora legale in Australia è infatti in vigore da ottobre a fine marzo o inizio aprile, con possibili variazioni da stato a stato, mentre in Brasile si va da novembre a febbraio.

In Africa, inoltre, è scarsamente usata, così come in Asia, dove si usa nelle Repubbliche caucasiche dell'ex Unione Sovietica, ma non in molti stati in quanto i calendari non sono omogenei. Ma come è nata l'ora legale in sostituzione dell'ora solare? L'idea risale al 1784 quando l'inventore del parafulmine, Benjamin Franklin, pubblicò un'idea sul quotidiano francese 'Journal de Paris'. Le riflessioni di Franklin si basavano sul principio di risparmiare energia ma non trovarono seguito. Si dovette quindi aspettare quasi un secolo quando, nel 1907, l'idea venne ripresa dal costruttore inglese William Willet. E questa volta trovò terreno fertile a causa delle crescenti esigenze economiche scaturite dalla Prima guerra mondiale.

Nel 1916 la Camera dei Comuni di Londra diede così il via libera al British Summer Time che implicava lo spostamento delle lancette un'ora in avanti durante l'estate. Poi molti paesi imitarono la Gran Bretagna e sancirono il passaggio da ora solare a ora legale perché puntare, in tempo di guerra, al risparmio energetico era una ineludibile priorità. Proprio sul fronte del risparmio energetico con il passaggio dall'ora solare all'ora legale, dal 2004 al 2007, l'Italia ha risparmiato complessivamente oltre 2,5 miliardi di kilowattora, pari a 300 milioni di euro.

Secondo quanto calcolato da Terna, la società responsabile in Italia della gestione dei flussi di energia elettrica sulla rete ad alta tensione, per il nostro Paese il risparmio di energia ottenuto per il solo 2007 è stato di 645,2 milioni di kilowattora. Ma quanto piace agli italiani questo spostamento di lancette dell'orologio?

Da sondaggio condotto dal Codacons risulta che gli italiani sono per il 50% a favore e per il 50% contrari all'ora legale. La stessa inchiesta ha tuttavia rilevato che la maggior parte degli intervistati è a favore dell'abolizione dell'ora solare. Questa soluzione comporterebbe l'utilizzo dell'ora legale tutto l'anno, che non permetterebbe un risparmio energetico durante l'inverno ma eliminerebbe il cambio dell'ora.

giovedì 22 ottobre 2009

Saggezza Indiana

"Quando l'ultima fiamma sarà spenta, 10080255

l'ultimo fiume avvelenato,


l'ultimo pesce catturato,


solo allora vi accorgerete che non si può

mangiare denaro"


(Toro Seduto)

sabato 17 ottobre 2009

Perchè politicizzare e strumentalizzare un terremoto?

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Sono una terremotata aquilana che vive tuttora sulla costa abruzzese e in attesa della consegna del modulo abitativo...Sono per l'appunto trascorsi 6 mesi da quella terribile notte e durante tutto questo tempo ho cercato insieme alla mia famiglia di riprogettare il nostro futuro con calma e con un occhio sempre benevolo e riconoscente verso tutti coloro(compreso il edilizia_8521governo),che si sono e stanno tutt'oggi prodigandosi per noi e per il nostro benessere futuro..Durante tutto questo tempo ne ho sentite e viste troppe davvero, a partire dai giornali e tv varie, per poi finire ai vari blogs e siti che sembrano moltiplicarsi a vista d'occhio, giorno per giorno solo per il gusto di politicizzare e strumentalizzare il nostro dolore...La situazione che più mi lascia sconcertata sono le varie e continue manifestazioni di gruppi che contestano qualsiasi decisione del governo, apportando così, solo disagi e malessere ovunque ma che fortunatamente per noi, non rappresentano il pensiero di tutto il popolo aquilano. Si parla e si sviscerano cifre, confronti e raffronti vari con precedenti terremoti in altre regioni d'Italia.

Allora a questi signori, forse è necessario ricordare qualcosa.

Facciamo un raffronto col precedente terremoto, quello che ha colpito l'Umbria e le Marche:

Umbria1997 Abruzzo2009

Data settembre-97 aprile-09

Massima scossa X scala Mercalli VIII-IX scala Mercalli

Vittime 11 308

Feriti 100 1500

Sfollati 22 mila 65 mila

Da questo si evince l'entità, notevolmente maggiore dell'ultimo sisma, cioè dell'Abruzzo giustappunto. Eppure nel terremoto dell'Umbria la gente ha alloggiato nei container sino al 2001, per la bellezza di 48 mesi, mentre per gli abruzzesi, si prevede che, al massimo entro la fine dell'anno, pertanto 8 mesi, non ci saranno più strutture mobili e vivranno tutti in strutture in muratura, tantè che ne sono già tanti rientrati ed altrettanti in procinto di essere chiamati,compresa me e la mia famiglia.

Ritornando al raffronto, nel terremoto dell'Umbria sono state ricostruite, a spese dello stato, solo le case che erano OCCUPATE AL MOMENTO DEL SISMA, mentre, secondo la contestazione di questi gruppi, si pretende che fin da subito, siano ricostruite anche quelle dei non residenti (praticamente le seconde case) e tutto questo solo perchè si trovano nell'oramai famoso centro storico(denominato zona rossa) il quale è sempre appartenuto ai soliti pochi signorotti dell'Aquila bene che negli anni precedenti alla tragedia si sono arricchiti con affitti esosi, sia con le attività ed eventuali esercizi commerciali, sia con gli studenti, senza mai preoccuparsi di mettere in sicurezza i propri edifici alquanto fatiscenti. Hanno pensato solo ad arrichirsi e adesso, con la scusa di salvaguardare l'antichità e la storicità della città chiedono di ottenere il rifacimento a spese dello Stato anche di queste ultime ...ma non sarebbe stato più saggio e previdente pensare di intervenire in tempo per raffozzarli e poterli mettere così in sicurezza?

Prima di concludere, vorrei dare un ultimo dato per quanto riguarda il terremoto in Umbria, sino a fine 2008, pertanto dopo 11 anni, non sono state ancora consegnate la totalità delle case.

La domanda a questo punto a parer mio, sorge spontanea. Nessuna contestazione da parte dei terremotati dell'Umbria, forse perchè il tutto è stato gestito dal governo di centro-sinistra e quindi non si poteva fare altro che accettare quello che veniva dato?

Aggiungo un link" blog di claudio sciarma" che fa capire come non tutto quello che luccica è oro e che la verità non è mai quella che ci vogliono far credere.

Pia

Aforismi intelligenti

a 18 (2)

Quanto più si è spiritualmente dotati, tanto più accade di scoprire uomini originali. La gente comune non fa differenza tra un uomo e un altro.
Blaise Pascal 271552

perlina
Chi scorge una differenza tra spirito e corpo non possiede né l'uno né l'altro.
Oscar Wilde

perlina
L'unico senso intimo delle cose è che esse non hanno nessun senso intimo.
Fernando Pessoa

perlina

Forse ci rendiamo la vita tanto difficile perché ci sia più facile la morte?

Gerhard Uhlembruck

perlina

Ognuno è ciò che scrive nel cuore degli altri.

anonimo

18 (2)

giovedì 15 ottobre 2009

Oggi mi sento blasfema

Che bell'articolo che ho trovato e....lo so, sarò blasfema ma quando ci vuole ci vuole...ed eccolo qui:

Sfama il mondo, vendi il Vaticano

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di Stefano Marucci

Negli USA, Sarah Silverman si prende la libertà di sbeffeggiare il Vaticano proponendo una nuova soluzione per il problema della fame nel mondo: in Italia non la passerebbe certo liscia

Sarah Silverman, una comica in ascesa negli Stati Uniti politicamente corretti di Obama, è sempre stata controcorrente. Ha sempre fatto a modo suo, pagandone le conseguenze in prima persona. Ma la sua verve e la sua satira non si fermano di fronte a nulla. In questi giorni ha lanciato una nuova campagna dal programma del giornalista Bill Mahler: “Sfama il mondo, vendi il Vaticano”. Storia di un video che non vedrete nelle nostre tv.

BASTA FACCE TRISTI ED EMACIATE Sarah Silverman è stata già cacciata in passato dal Saturday Night Live per essere stata una che “colpiva sotto la cintura”, ed il suo incipit non vuole deludere nessuno dei suoi fan. In tv ci bombardano con queste “tristi” pubblicità di bambini denutriti, con le pance gonfie: sono milioni le persone che non hanno cibo, e l’effetto che fanno sui tv al plasma in alta definizione è davvero vivido e sembrano proprio che riempiano il proprio appartamento. “Ho deciso che bisogna far qualcosa per evitare che squattino da me, e quindi ecco la mia proposta”. Quale?

VENDERE IL VATICANO Il mondo ha bisogno di eroi. E quale migliore eroe del papa? Un nuovo crociato che potrà così smettere di vivere dentro una città. Il Vaticano potrebbe fruttare qualcosa come 500 miliardi di dollari, e con una piccola fetta di quella somma si potrebbe sfamare ogni singolo “fottutissimo” essere vivente del pianeta. Con il resto ci si può sempre costruire una mega villa, con tanto di piscine campi da tennis e scivoli. Potrebbero andarci ad abitare tutti gli amici del papa, e vivere felici e contenti.

VOTO DI POVERTA’ Ci dite che i cattolici dovrebbero vivere senza eccessi, e in umiltà, e noi siamo d’accordo con voi. Vi è di più. Incalza la Silverman, “è il momento di farci vedere che siete in grado di traslocare da quella casa grossa un’intera città”. Insomma rispetto al nulla che hanno in Etiopia, non si può certo stare a pensare alle persone che lavorano in Vaticano e che perderanno il loro lavoro.

CONCLUSIONE In più, se proprio dovessimo cercare altre ragioni per cui il Papa dovrebbe vendere il Vaticano, è che potrà avere tutta la “fica” che vorrà. In ogni momento che desidererà, ci sarà sempre della fica fresca per lui. La campagna, lanciata attraverso il canale satellitare della Warner HBO, non può non concludersi con un grande “Amen”.

NESSUNO TOCCHI IL PAPA In Italia, fare satira sul Vaticano non è altrettanto facile. Ci provò Andrea Rivera durante il concertone del primo maggio del 2007; fu definito in quei giorni a un vero attacco frontale per la condanna vaticana alla scelta di Welby di porre fine alle sue sofferenze. Nel suo monologo le frasi più esplosive furono: «Il Papa ha detto che non crede nell’evoluzionismo. Sono d’accordo, infatti la Chiesa non si è mai evoluta». Oppure: «Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, a Franco e per uno della banda della Magliana. È giusto così, assieme a Gesù Cristo non c’erano due malati di Sla, ma c’erano due ladroni». Rivera scontò una risposta immediata molto dura dell’Osservatore Romano che lo definì terrorista, poi partì la campagna per fargli terra bruciata intorno. Rivera ha provato a chiedere scusa, ma la sua presenza in tv è stata praticamente azzerata. Perfino il suo sito è vuoto, link pubblicitari a parte. In Italia la satira sul Vaticano è ancora tabù.

Parla Walter Mazzocchi, INGV Le faglie attive dal Gran Sasso ai monti di Cassino

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Il professor Warner Marzocchi (Ingv): "La zona di Cassino è quella più preoccupante: la crisi sismica in atto è particolarmente attiva". Ecco le venti super-faglie attive nell'Italia centrale.image

Viaggio nei terremoti preistorici sul tetto degli Appennini: quattro cataclismi fortemente energetici negli ultimi 20 mila anni. Gli scienziati invitano a considerare le faglie-madri come strutture attive primarie, responsabili di terremoti di magnitudo superiore a 6.5° Richter.

Tuttavia le faglie quaternarie come quelle del Gran Sasso, dei Monti della Laga e dei Monti Gemelli, possono istantaneamente rilasciare energie centinaia di volte più forti del terremoto 6.3° di L'Aquila. Inventario delle faglie attive e dei terremoti ad esse associabili. L'orogenesi appenninica continua.

Il G10 dei sismologi a L'Aquila:"Procedere verso una previsione probabilistica con rotture basate su faglie, del tipo dei modelli di pericolosità sismica per il Giappone e gli Stati Uniti, potrebbe migliorare la previsione probabilistica indipendente dal tempo".

(di Nicola Facciolini)

per chi volesse saperne di più vi invito a visitare questo sito: abruzzo24ore

Aggiornamento Radon 10 ottobre

Radon  La diretta streaming, che alla fine si è svolta su Ustream a causa di problemi con LiveStream, si è conclusa.
Per chi non ha potuto assistere, sintetizzo quanto comunicato.
I livelli di radon rilevati dalle apparecchiature di Giuliani non indicano eventi superiori al terzo grado nella zona di Sora, Cassino e nel Frosinate, mentre tutto dovrebbe mantenersi sullo strumentale anche nell'aquilano.
Grazie alla richiesta che alcuni cittadini del frosinate hanno fatto, tramite il blog, di avere apparecchiature di rilevamento a copertura della loro area, che attualmente è seguita solo marginalmente dal rivelatore di Magliano dei Marsi, è in corso di organizzazione una riunione operativa con alcuni sindaci della zona, finalizzata ad individuare le location ove costruire ed installare i nuovi rivelatori. La riunione dovrebbe avere luogo entro la fine del mese. Giampaolo sostiene che nel caso si desse il via libera, i nuovi radometri richiederebbero almeno un mese e mezzo di tempo per essere costruiti, per cui è ipotizzabile che potrebbero essere operativi entro la fine dell'anno.
La tecnica di rilevazione del gas radon come precursore sismico, ideata da Giampaolo Giuliani, non prevede quindi per la notte nessun evento catastrofico, ma Giampaolo suggerisce sempre e comunque di mantenere uno stato vigile ed uno zainetto con gli effetti indispensabili a rendere meno fastidiosa una permanenza all'aperto, nel caso di scosse udibili e ravvicinate.
Pubblicheremo presto un'elenco di oggetti che dovrebbero trovare posto in un'apposita valigia lasciata accanto alla porta d'ingresso, elenchi che in paesi dove la prevenzione dei terremoti è molto spinta, e dove le popolazioni convivono con essi senza abbandonarsi al panico o ad eccessivi allarmismi, sono assolutamente normali, e che suggeriamo alla Protezione Civile, se non l'avesse già fatto, di fornire ai cittadini delle zone a più elevato rischio sismico.

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TERREMOTO NEL CASSINATE – ALLARME DI GIULIANI

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Siamo alle solite, ebbene si questa storia sembra non aver fine..Sarà vero oppure no e chi lo sa, creare inutile allarmismo o far finta di niente? Questo ho letto oggi e questo pubblico con tutte le dovute cautele e veriche del caso.

TORINO - GIOACCHINO GIULIANI IL RICERCATORE CHE AVEVA PREVISTO IIl sismologo Giampaolo Giuliani lancia un nuovo allarme terremoto questa volta nella zona di Cassino- Sora –Frosinone. Secondo il contestato tecnico l’attività sismogenetica che si sta sviluppando nella zona da più di 15 giorni appare con le stesse caratteristiche di quella che si è sviluppata nell’Aquilano».

Aggiunge “C’è un incremento di Radon non direttamente collegato con l’Aquilano. La frequenza sismica in aumento è a Sud del nostro territorio e ci deve mettere in allerta. Qualcuno si preoccupi della popolazione o accadrà quello che è già accaduto. L’attività può sviluppare un forte terremoto. Le scosse avvertite dalla popolazione sono maggiori rispetto a quelle rilevate dall’Ingv. “

Non manca il giusto avviso rivolto alla Protezione Civile:

“Prepariamoci alle peggiori eventualità, visto che in Italia la Protezione Civile arriva sempre dopo che è avvenuto il terremoto. I cittadini si organizzino sin da ora affinché non li prenda nel sonno». C’è un continuo incremento di energia. Non vedo picchi nelle prossime 24 ore, ma con il passare delle ore i sismi aumenteranno di forza e potremmo non fare in tempo ad avvertire la popolazione. La gente, però, se sente due o tre scosse nell’arco della giornata o le sente ravvicinate e con intensità maggiore deve avere già la borsa sulla porta per scappare fuori, perché si rischia un terremoto come quello in Abruzzo. In queste condizioni i residenti sono il solo termometro della situazione”.

per ulteriori informazioni visitate questo indirizzo: la ragnatela

martedì 13 ottobre 2009

Attento alla svista Sign. Bertolaso

Riporto testualmente un articolo che è a parer mio a dir poco agghiacciante....

provate a leggerlo fino in fondo e poi mi saprete dire...........

image

di

Filippo Giannini

Dall’inviato a L’Aquila Miska Ruggeri: SOLIDITA’ CERTIFICATA
Basta una breve passeggiata nel martoriato centro storico della città per trovare tanti esempi. Ne scegliamo qualcuno quasi per caso (…)>. Per motivi di spazio riteniamo impossibile indicare tutti gli esempi riportati dall’autore del pezzo; in ogni modo sono tutti casi di edifici, piscine, circoli edificati negli anni Trenta, cioè in piena epoca del male assoluto.
***
Il capo e coordinatore della Protezione Civile, signor Brantolaso, ha detto che mai in passato si è stato così tempestivi, come attualmente in Abruzzo, nell’intervenire in casi di catastrofi naturali. Parole pronunciate al Tg1 alle 20 del 6 settembre 2009. Ha aggiunto: .
Prima suggerisco al Signor Guido Bertolaso di andare a ripassare la storia e poi lo porto proprio in un altro mondo, perché tale fu: gli anni del Ventennio.
Credo di essere una persona equilibrata, pertanto voglio riconoscere che nel caso del funesto terremoto che ha sconquassato l’Abruzzo, gli interventi sono stati, questa volta, tempestivi ed efficaci.
Ripeto, sono una persona equilibrata, ma molto scettico sulle capacità ed onestà della classe dirigente scaturita dalla liberazione, di conseguenza ritengo che gli interventi sopra indicati non siano altro che la ripetizione (e questo sarebbe già cosa apprezzabile) di quanto si verificò a seguito di quel terremoto avvenuto alcuni decenni fa, terremoto non politicamente corretto.
E per impartire al Signor Bertolaso una piccola lezione di storia, mi avvalgo di un mio articolo di qualche tempo fa.
Ci avete fatto caso che i mezzi di informazione hanno ricordato i principali sismi che si sono verificati nel secolo scorso, partendo proprio da quello che interessò Messina e Reggio Calabria nel 1908, la Sicilia 1967, l’Irpinia 1980, l’Umbria 1997, ma hanno dimenticato quello del 1930. Perché?
Provo a rispondere. Prima di affrontare il tema debbo parlare di me, ma brevemente, non vi preoccupate, e poi siano i lettori a giudicare sul “perché?”.
Ho lavorato diversi anni all’estero, ma nel mio pendolare mi trovai in Italia nel 1980, proprio nell’anno del terremoto che devastò l’Irpinia. Nelle ore immediatamente successive al tragico evento, ascoltavo le ultime notizie alla radio e fui colpito da una stranezza: un contadino del luogo che stava rispondendo alle domande di un intervistatore, raccontava di aver avuto la casa completamente distrutta e, cosa ancor più grave, di aver perso una figlia. Alle insistenti domande del giornalista, il pover’uomo rispondeva che tutto il paese era stato raso al suolo, ma le uniche case che avevano resistito al sisma erano quelle costruite a seguito del terremoto del 1930. A questo punto il contatto si interruppe, ma in modo così maldestro da convincermi che era cosa voluta.
1930? Un terremoto? Non ne sapevo niente. Incuriosito volli indagare e scoprii cose turche, turchissime.
Prima di addentrarmi ancora nel discorso, chiedo venia perché questo argomento fu da me trattato in altra occasione e per alcuni lettori potrei sembrare ripetitivo.
Ecco dunque i fatti, ricordando che stiamo trattando di un avvenimento accaduto quasi ottanta anni fa, quando le attrezzature tecniche non erano così sofisticate come quelle di oggi.
La notte del 23 luglio 1930 uno dei terremoti più devastanti (6,5° Scala Richter) che la nostra storia ricordi (1.500/2.000 morti) colpì vaste aree della Campania, della Lucania e del Subappennino pugliese: all’incirca, cioè, quelle stesse regioni colpite dal sisma del novembre 1980 (6° Scala Richter).
Mussolini, appena conosciuta la notizia, convocò il Ministro dei Lavori Pubblici Araldo Di Crollalanza, certamente uno dei più prestigiosi componenti del Governo di allora (e di tutti i tempi dall’Unità ad oggi) e gli affidò l’opera di soccorso e di ricostruzione.
Araldo Di Crollalanza, in base alle disposizioni ricevute e giovandosi del RDL del 9 dicembre 1926 e alle successive norme tecniche del 13 marzo 1927 (ecco come è nata la Protezione Civile), norme che prevedevano la concentrazione di tutte le competenze operative, nei casi di catastrofe, nel Ministero dei Lavori Pubblici, il Ministro fece effettuare, nel giro di pochissime ore, il trasferimento di tutti gli uffici del Genio Civile, del personale tecnico, nella zona sinistrata, così come era previsto dal piano di intervento e dalle tabelle di mobilitazione che venivano periodicamente aggiornate.
Secondo le disposizioni di legge, sopra ricordate, nella stazione di Roma, su un binario morto, era sempre in sosta un treno speciale, completo di materiale di pronto intervento, munito di apparecchiature per demolizioni e quant’altro necessario per provvedere alle prime esigenze di soccorso e di assistenza alle popolazioni sinistrate. Sul treno presero posto il Ministro, i tecnici e tutto il personale necessario. Destinazione: l’epicentro della catastrofe.
Naturalmente, come era uso in quei tempi, per tutto il periodo della ricostruzione, Araldo Di Crollalanza non si allontanò mai dalla zona sinistrata, adattandosi a dormire in una vettura del treno speciale che si spostava, con il relativo ufficio tecnico da una stazione all’altra per seguire direttamente le opere di ricostruzione.
C’è la testimonianza di un giovane di allora, il signor Liberato Iannantuoni di Meda (Mi) che ricorda: .
Ecco, caro lettore, perché quel terremoto non è politicamente corretto. Ma oltre a quello cui ho appena accennato: c’è ben altro.
I lavori iniziarono immediatamente. Dopo aver assicurato gli attendamenti e la prima opera di assistenza, si provvide al tempestivo arrivo sul posto, con treni che avevano la precedenza assoluta di laterizi e di quant’altro necessario per la ricostruzioni. Furono incaricate numerose imprese edili che prontamente conversero sul posto, con tutta l’attrezzatura. Lavorando su schemi di progetti standard si poté dare inizio alla costruzione di casette a pian terreno di due o tre stanze (1) anti-sismiche, particolarmente idonee a rischio. Contemporaneamente fu disposta anche la riparazione di migliaia di abitazioni ristrutturabili, in modo da riconsegnarle ai sinistrati prima dell’arrivo dell’inverno. Si evitava in questo modo che si verificasse quanto accaduto nel periodo pre-fascista e quanto accadrà, scandalosamente, nell’Italia post-fascista: la costruzione di baracche, così dette provvisorie, ma che sono, invece, di una provvisorietà illimitata.
Sembra impossibile (data l’Italia di oggi): a soli tre mesi dal catastrofico sisma, e precisamente il 28 ottobre 1930 – come a simboleggiare che con determinati uomini i miracoli sono possibili – le prime case vennero consegnate alle popolazioni della Campania, della Lucania e delle Puglie. Furono costruite 3.746 case e riparate 5.190 abitazioni. Caro Signor Bertolaso, ha preso nota?
Ma, caro lettore, che vivi in questa Italia di piena libertà, ascolta come Mussolini salutò il suo Ministro dei Lavori Pubblici al termine della sua opera: .
Sì, avete capito bene: fate un raffronto con quanto accadde a seguito del terremoto del 1980.
Ricordo che nel corso di una trasmissione televisiva, ad un certo momento un pover’uomo telefonò alla RAI e disse che dal 1980 viveva in Irpinia dentro un container e ancora aspettava la casetta.
Avete ora capito perché i quaquaraqua considerano il terremoto del 1930 politicamente non corretto?
Dato l’interesse dell’argomento e per rinnovare la memoria di quel che fu, riporto quanto il signor Adolfo Saccà di Roma scrisse al direttore de “Il Giornale d’Italia” il 28 novembre 1988: .
Non so se per questa lettera il signor Saccà sia incorso nelle sanzioni previste dalle leggi Scelba, Reale o Mancino.
A questo punto, e in fase di chiusura, desidero ricordare che si propose, tempo fa, di intitolare la piscina comunale (uno degli edifici edificati negli anni Trenta, quindi rimasto pressoché intatto) ad Adelchi Serena (1895-1970), ex podestà de L’Aquila dal 1926 al 1934. Ma Adelchi Serena aveva un marchio incancellabile, per i quaquaraqua di oggi: era stato vicesegretario del Pnf e Ministro dei Lavori Pubblici di Mussolini. Quindi, di fronte a queste infamie intervenne l’allora diessino Fabio Mussi, il quale si rivolse persino a Silvio Berlusconi affinché si adoperasse in modo che quella piscina non venisse titolata a siffatta persona.
Povera gente, che pochezza…!

1) Qualcuno sostiene che le prime strutture anti-sismiche furono messe in opera negli anni ’60. Menzogna. Le casette anti-sismiche costruite nel 1930 furono progettate ingabbiandole in strutture portanti in cemento armato e furono quelle che resistettero al sisma del novembre 1980.

Messaggio di Bertolaso agli Aquilani

Anche se con ritardo, pubblico di seguito il messaggio di Bertolaso agli Aquilani, in occasione della ricorrenza dei sei mesi ormai trascorsi dal famoso 6 aprile 2009.

Questo messaggio infatti si è svolto il 6 ottobre scorso, tuttavia ritengo che possa servire come promemoria per tutti noi vittime di quel terribile evento.

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"Oggi è il sei ottobre 2009. Sei mesi dal sei aprile. Sei mesi, che sono un soffio e un’eternità insieme.Un soffio, per chi prepara progetti e li mette in atto, scontrandosi con la realtà dei “tempi tecnici” necessari per fare qualsiasi cosa. Un’eternità, per chi aspetta una normalità che sembra non arrivare mai, costretto a una vita da rifugiato anche se ha scelto di vivere a pochi metri da casa, obbligato a far passare il tempo senza avere il comando dei propri giorni per decidere come viverli.Come capita sempre nella vita, a distruggere basta un attimo, per costruire serve tempo. Una città, un territorio sono come una famiglia, un’impresa, una qualsiasi altra realizzazione sociale dell’uomo. Quando l’amore non è coltivato ogni giorno, quando si lavora oggi senza pensare a domani, quando si sta insieme per motivazioni che un giorno erano chiare, ma sulle quali non si è avuto la prudenza di lavorare, qualsiasi crisi può sfasciare tutto quello che abbiamo costruito, su cui abbiamo scommesso, che abbiamo considerato un bene acquisito una volta per sempre. Le famiglie si dividono, le imprese falliscono. Comincia, inevitabile, una stagione di ripensamenti, spesso di accuse agli altri perché non ci hanno capito, non hanno riconosciuto le nostre ragioni, hanno mandato a rotoli i nostri progetti.Chi resta da solo e senza risorse, chi si ritrova dall’oggi al domani senza lavoro, chi si accorge che il racconto delle proprie esperienze di dramma, col loro strascico di paure e incubi notturni, ottiene un’attenzione sempre minore, distratta, svogliata: sono queste le sole persone che possono capire cosa sono sei mesi nella vita di chi se l’è vista distrutta. Il terremoto, la distruzione: nulla è più come prima, niente lo sarà mai più. Il terremoto parte dalla terra e arriva dentro ciascuno, dentro le famiglie, le comunità, le città, si installa come un ospite non voluto che è impossibile allontanare.Una presenza che cambia peso e intensità col passare dei giorni. I primi sono quelli del lutto, dei soccorsi, dei senzatetto da mettere al riparo. Poi ci sono quelli della solidarietà, tra chi è venuto ad aiutare e chi ha trovato rifugio, dell’accoglienza, della voglia di far festa per ogni piccolo segno di vita buona, come una scuola che riapre o la nascita di un bimbo che diventa simbolo di speranza per tutti. Poi ci sono i giorni duri del tempo che rallenta, delle televisioni che non hanno più inviati, della routine dei campi in cui si vive con il fastidio crescente di essere come separati, da quei teli blu, dal resto del mondo e dal proprio futuro. Adesso è il periodo del tempo che non passa, perché ogni entusiasmo si è raffreddato, e ogni attesa provoca dolore, perché, costretti dalle cose ad essere realisti, a guardare in faccia la realtà per com’è, arriviamo a non sopportarla più. Anche i fatti positivi che pure accadono intorno a noi sono condivisi con riserva, se riguardano altri e non il proprio futuro. Sono centinaia, dopo sei mesi, le famiglie che abitano case nuove e confortevoli. Sono migliaia i ragazzi che hanno ripreso la scuola spesso in strutture realizzate a tempo di record. Sono sempre meno coloro che ancora non hanno trovato una sistemazione buona almeno per l’inverno. In sei mesi l’Italia intera ha partecipato a realizzare, all’Aquila, strutture che in occasione di altri terremoti non si sono mai viste o hanno richiesto anni per essere completate. La Protezione Civile e tutte le sue componenti e strutture operative, decine e decine di imprese al lavoro, hanno trasformato L’Aquila e i Comuni del cratere in un cantiere aperto giorno e notte per dare casa e servizi a un’intera città disastrata. I primi risultati si vedono, sono concreti, sono reali, ma la realtà, che pure registra record assoluti di tempestività ed efficienza, sembra sempre in ritardo rispetto al tempo della nostra impazienza, della stanchezza che arriva alle ossa perché abbiamo bisogno di un’aria diversa per respirare, senza misurarci ogni istante col tempo che, a seconda dei casi e dei ruoli, si traveste da soffio o diventa eterno sulla nostra pelle. Scrivo queste cose, a sei mesi dalla catastrofe, perché non mi sento ma sono aquilano, non mi sento ma sono terremotato, perché vivo da quel giorno gli stati d’animo, le ansie e anche le speranze di chi vive qui, nelle condizioni che il sisma del 6 aprile ha disegnato. Chi lavora con me da sei mesi, impegnato ogni giorno per rimediare ai guasti del terremoto, vive questa contraddizione di sentire che il tempo, i giorni, sono sempre troppo pochi e troppo lunghi, troppo pochi per arrivare a tutto, troppo lunghi perché non si vede bene la fine del tunnel della precarietà nel quale nessuno, lo abbiamo giurato a noi stessi, deve restare intrappolato. Non siamo terremotati perché il sisma ci ha colpito ma perché abbiamo scelto di esserlo con gli aquilani, siamo venuti da fuori e siamo rimasti, con l’idea forse banale e semplicistica che stava a noi per primi non andarcene, restare e lavorare senza risparmio di energie per dire coi fatti ai cittadini dell’Aquila che non erano soli, che lo Stato c’era e c’è, che il terremoto non ha lasciato nessuno senza percorsi possibili verso un futuro vivibile.Sono andato via dall’Aquila solo quando la tragedia, il disastro, hanno colpito altre parti d’Italia, a Viareggio, a Messina in queste ultime ore. Viaggi da una catastrofe ad altre, da un dolore che conosco ad altre sofferenze e altre amarezze. Per questo non ho bisogno di leggere i giornali, di ascoltare dichiarazioni, di scorrere reportage, di prender parte al gioco inutile delle polemiche per sapere che il nostro compito in Abruzzo non è ancora finito, che dobbiamo mettere in conto ancora giorni e giorni passati lavorando senza badare alla fatica, spendendoci per limare un po’di tempo all’eternità di chi aspetta e far stare più cose nel soffio di ogni giorno a nostra disposizione. Chiedo al tempo, in questo giorno, di non impedirci di vedere ciò che abbiamo fatto e di gioirne, insieme a quanti per primi sono arrivati a godere dei risultati dell’enorme sforzo che ogni giorno si compie in queste terre. Chiedo al tempo che ci conceda una sua piega, per ricordare quanta strada abbiamo fatto in sei mesi, dai primi soccorsi alle esequie delle vittime, dalla visita del Papa alle decisioni del Governo per far fronte all’emergenza, dal G8 ai piani per le nuove costruzioni, dalle prime case finite a quelle che stanno sorgendo, dai giorni della mobilitazione solidale degli italiani fino all’oggi, che vede ancora migliaia di persone al lavoro, che hanno stabilito con l’Abruzzo e la sua gente un rapporto destinato a durare. Chiedo al tempo, infine, di lasciarci vedere il termine dell’attesa. Abbiamo tutti fame di pace, di cose finite, di impegni assolti. Abbiamo tutti fame di un buon futuro possibile e concreto, da usare con un po’ di libertà. Lo so e lo sento, condivido, resto qui a condividere con quanti ancora devono pazientare. Il giorno in cui daremo una casa all’ultima famiglia che l’aspetta, potremo di nuovo imparare a vivere il tempo nella sua semplicità, considerandolo nostro amico. Resto qui con voi, perché so che quel giorno è vicino e credo in coscienza di aver conquistato il diritto e l’onore di viverlo insieme a voi.

Guido Bertolaso"

lunedì 12 ottobre 2009

Reflection …..Riflessione…

Reflection …..
Quality or quantity,
be or have,
hear or just listen,
walking or simply move the muscles,
reflect themselves or with their own ghosts …
in love with a person or his hips …
Life is a choice, always … in every moment.
Namaste.

Green_Eyes
Riflessione…
Qualità o quantità,
essere o avere,
sentire o semplicemente ascoltare,
camminare o semplicemente muovere i muscoli,
riflettere con se stessi o con i propri fantasmi…
innamorarsi di una persona o dei suoi fianchi…
La vita è una scelta, sempre…in ogni istante.


Namaste.

domenica 11 ottobre 2009

Test psicologico: dimmi come dormi e ti dirò chi sei…

Ho trovato questo test che credo sia molto interessante dal momento che secondo molti studi psicologici, la posizione assunta dalle persone mentre si dorme è collegata strettamente alla loro personalità e al loro stato psicologico.
Ecco per l'appunto sei stili differenti di posizioni: qual è la vostra?

1_aA. Stile fetale.

Bisogno di protezione. Hanno forti capacità

analitiche e non si espongono facilmente. Possono essere fortemente dipendenti.

1_b

B. Stile semi-fetale.

Personalità equilibrata e stabile. Le persone che dormono verso destra fanno le cose molto seriamente ma lentamente. Chi invece dorme verso sinistra è molto coraggioso e fa le cose un pò superficialmente.

1_c

C. Stile prostrato ed adorante.Questo tipo di persona occupa tutto il letto nella speranza di afferrare tutte le cose da lui desiderate. E’ una persona generalmente conservatrice, non sempre in grado di affrontare gli imprevisti.

1_d

D. Stile regale.Persona psicologicamente stabile. Di solito sono persone con molta autostima, aperte mentalmente, spesso sorridenti e in grado di relazionarsi facilmente.

1_e

E. Stile Criminale.Chiamato così perché in questa posizione sembra che si è incatenati per le caviglie. Questa posizione indica che la persona è ostacolata da qualcosa nella sua mente.

1_f

F. Stile Leone addormentato.Questa è di solito la posizione di chi ha un brutto rapporto con il sonno. Di solito non dormono a lungo, si svegliano presto e in qualche modo sperano di essere svegliati il più presto possibile.

Spero che sia stato di vostro gradimento ed ho deciso che ogni tanto continuerò a proporvi altri simpatici test...ciao e buon sonno a tutti..

domenica 4 ottobre 2009

Il diritto all'amore

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Nessuno ha il diritto di far sentire qualcun altro colpevole del suo orientamento sessuale,

di essere sterile, separato o divorziato.

Nessuno può far sentire nessun altro INFERIORE o meno degno di un altro.

Nessuno può chiederci di rinunciare, al sesso o all'amore.

Già fa male, quanlunque percorso la vita ci ha imposto.

Un padre dovrebbe comprendere, consolare, accogliere, non condannare.

La chiesa non dovrebbe essere un giudice.

Ognuno ha il diritto di esistere, in quanto creazione.

E siamo tutti creati dalla stessa sostanza del Padre.

Contro natura non esiste. E' natura.

Quella che vogliono imporci è cultura.

La cultura della colpa.

Il sesso rende felici quando espresso opportunamente,

quando vissuto con consapevolezza e scelta.

Si può essere colpevoli di ferire, uccidere, criticare, non di amare.

Dal 1973 l’omosessualità è stata cancellata dai disordini psichiatrici.