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sabato 27 febbraio 2010

Nulla è veramente

 

Ciò che è noto...non è conosciuto!

"Nel processo della conoscenza...il modo più comune di ingannare...sé...e gli altri...è di presupporre qualcosa come noto....e di accettarlo....come tale."

Hegel asdxcrpia

E' necessario capire...
che nulla è veramente…
ma che tutto...
è nello stato del divenire...
e del cambiamento...
Nulla sta fermo…
tutto nasce… cresce e muore...
Nell’istante stesso in cui una cosa

raggiunge il culmine…
incomincia a declinare....
La legge del ritmo è continuamente in azione...
Non c’è una realtà...
Non c’è una qualità…
una sostanzialità durevole nelle cose....
Non vi è nulla di permanente…
eccettuato il cambiamento...
L’uomo deve vedere tutte le cose...
evolversi da altre cose...
e risolversi in altre cose…
in una costante azione o reazione…
influsso o efflusso…
costruzione o demolizione…
creazione o distruzione…
nascita… crescita e morte.
Nulla dura… tutto cambia…..
Nulla è reale...se non nella propria immediatezza..

martedì 23 febbraio 2010

ALLONTANANDO I FANTASMI

di Paulo Coelho
Per anni Hitoshi tentò – inutilmente – di risvegliare l’amore di colei che credeva fosse la donna della sua vita. Ma il destino è alquanto ironico: proprio il giorno in cui lei lo accettò come futuro marito, scoprì che la donna aveva una malattia incurabile e che quindi non sarebbe vissuta per molto tempo. Sei mesi dopo, ormai sull’orlo della morte, lei gli disse: "Tu devi promettermi una cosa: che non t’innamorerai mai di nuovo. Se lo farai, io tornerò tutte le notti a spaventarti." E chiuse gli occhi per sempre.
Per molti mesi, Hitoshi evitò di avvicinarsi ad altre donne, ma il destino si rivelò ancora una volta ironico ed 11569b_DiscoveryChannel_fantasmi_gegli incontrò un nuovo amore. Mentre si preparava al matrimonio, il fantasma dell’antica amata compì quanto aveva promesso, e comparve a Hitoshi. "Mi stai tradendo", disse. "Per anni ti ho dedicato il mio cuore, ma tu non mi ricambiavi", le rispose Hitoshi. "Non pensi che io meriti una seconda possibilità di essere felice?". Ma il fantasma dell’antica innamorata non volle saperne e, tutte le notti, tornava a spaventarlo. Gli raccontava nei minimi particolari ciò che era accaduto durante il giorno, quali parole d’amore lui aveva rivolto alla fidanzata, quanti baci e abbracci si erano scambiati. Hitoshi non riusciva più a dormire, per questo andò a trovare il maestro zen Bashô.
"È un fantasma molto furbo," disse Bashô.
"Lei conosce tutto, nei minimi particolari! E in questo modo sta distruggendo il mio fidanzamento, perché non riesco a dormire e nei momenti d’intimità con la mia amata mi sento vessato." "Allontaneremo questo fantasma", lo rassicurò Bashô.
Quella notte, quando il fantasma fece ritorno, Hitoshi lo interruppe prim’ancora che pronunciasse la prima frase. "Tu sei un fantasma talmente saggio che possiamo fare un accordo. Visto che mi sorvegli sempre, ti domanderò qualcosa che ho fatto oggi: se indovinerai, io lascerò la mia fidanzata e non avrò mai più nessuna moglie. Se sbaglierai, tu prometterai di non ricomparire più, altrimenti sarai condannata dagli dèi a vagare per sempre nell’oscurità." "D’accordo", rispose il fantasma, fiducioso.
"Oggi pomeriggio mi trovavo nella drogheria e, a un certo punto, ho preso un pugno di grano da un sacco."
"L’ho visto", disse il fantasma.
"La domanda è questa: quanti chicchi di grano ho tenuto in mano?".
Il fantasma comprese all’istante che non sarebbe mai riuscito a rispondere alla domanda. Così, per evitare di essere perseguitato dagli dèi nell’oscurità eterna, decise di scomparire per sempre.
Due giorni dopo, Hitoshi si recò a casa del maestro zen: "Sono venuto a ringraziarvi". "Approfittane per apprendere le lezioni che fanno parte di questa tua esperienza", rispose Bashô.

"In primo luogo, quello spirito tornava sempre perché tu avevi paura. Se vuoi allontanare una maledizione, non darle alcuna importanza.

Secondo: il fantasma traeva profitto dal tuo senso di colpa. Quando ci sentiamo colpevoli, desideriamo sempre – inconsapevolmente – il castigo.

E infine: nessuno che ti ami veramente ti obbligherebbe a fare questo tipo di promessa. Se vuoi comprendere l’amore, impara la libertà".

domenica 21 febbraio 2010

Sanremo, il festival dello scontento: nell'Ariston in rivolta vince Valerio Scanu

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da "Il Messaggero"  di Simona Orlando

SANREMO (21 febbraio) - L’ordine esatto di arrivo è Valerio Scanu, il trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici, Marco Mengoni. Sì, avete capito bene: l'avverarsi dell’ipotesi più temuta e, inoltre, un’ingiustizia in seno a un’ingiustizia. Già l'annuncio della terna finale aveva fatto rivoltare la 20100221_scanu-pupo platea: l’orchestra ha buttato via gli spartiti, la sala stampa è crollata. Man mano che la Clerici escludeva i concorrenti migliori, il pubblico dell’Ariston si agitava, urlava “vergogna” e “venduti”, la sala gremita di giornalisti si prodigava in fischi, gli orchestrali si sdegnavano e chiedevano di rendere noto il loro voto. Non riuscivano a credere possibile che il loro gusto fosse esattamente l'opposto di quello espresso dal televoto. Nell’atmosfera di contestazione generale gli operai di Termini Imerese, intervistati da Maurizio Costanzo, si inserivano come un altro tassello di un paese in crisi. Poi l’altra beffa: all’interno della finalissima Marco Mengoni è arrivato ultimo, lui, l’unico lì in mezzo ad avere la stoffa, presenza scenica (ancora da governare), una voce che ha toccato anche Mina. Sembra impossibile che la volontà popolare (che la Clerici tanto invoca e rispetta) si esprima in questa direzione. Morgan avrebbe dissentito: «Quando fu chiesto al popolo di salvare uno dalla croce, fu scelto Barabba».
L’invasione del pianeta sanremese da parte degli ultracorpi usciti dai talent show iniziò lo scorso anno con Marco Carta. Era l’avvisaglia che la futura proposta discografica sarebbe stata intercettata nei programmi televisivi e non nei club, dove in genere chi fa davvero questo mestiere sta e, purtroppo, resta. Per quanto riguarda il Principe, ce lo aveva assicurato subito dopo l’esclusione, che sarebbe rientrato e si sarebbe posizionato tra i primi sei. E non perché avesse qualità divinatorie. Emanuele Filiberto ha presto capito i meccanismi televisivi, ha imparato che la gente vota il personaggio e non la canzone, la quale, oggettivamente, è la peggiore di questo e altri festival, la più ruffiana, insincera, musicalmente insufficiente.
Dopo il festival è il trio stesso ad ammettere: «E’ stato un gioco, noi facciamo un altro mestiere, non abbiamo un disco pronto, né canteremo più». Giorgio Gaber cantava: “E’ anche troppo chiaro agli occhi della gente che tutto è calcolato e non funziona niente. Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono”.
E’ il Sanremo del nostro scontento, quello che pur avendo una possibilità di riscattarsi artisticamente, premiando ciò che aveva di buono, inciampa su se stesso, si riduce a una pagliacciata, fa crescere in chi ha un minimo di sensibilità artistica una forte indignazione. Slittano fuori dal podio brani meritevoli tipo Per tutta la vita di Noemi, La cometa di Halley di Irene Grandi, da subito considerata una delle migliori, Meno male di Simone Cristicchi, Malamorenò di Arisa (da ringraziare per la scelta deliziosa delle sorelle Marinetti). Malika Ayane ha almeno vinto il Premio della critica Mia Martini, distaccando chiunque altro. Ha classe e qui ci è arrivata per suo merito (appoggiata da Sugar di Caterina Caselli e col valore aggiunto di Pacifico al testo) presentando uno di quei progetti destinati a funzionare a lungo termine. La sua canzone Ricomincio da qui è suggestiva, prevertiana, si insinua pian piano fino a convincere e coinvolgere, è un po’ la sua rivincita per lo scorso anno, quando la bella Come foglie fu sottovalutata e dovette trovare da sola il vento giusto. Alla notizia del premio si è detta orgogliosa dell’insurrezione dell’orchestra in difesa del suo brano, ma ha anche confessato che non ha sperato neanche per un attimo di vincere contro il mostro tentacolare del televoto.
Nell’ultima serata Emilio Solfrizzi si è esibito in un numero bollywoodiano tratto dal musical Shava Shava, i bravissimi ballerini di "This is it "hanno fatto il tributo a Michael Jackson, precisi come orologi, in una danza quasi sincronizzata su coreografie in stile suo (si dichiarano eternamente grati al lavoro di Jacko, lo descrivono maniaco della perfezione, persona amorevole, genio, profeta, fratello, amico del pianeta e ispiratore dell’umanità), a seguire Lorella Cuccarini, coperta solo da una chitarra, ha presentato stralci di Il pianeta proibito. Dopo l’ondata di bambini Iko Iko e di Ti lascio una canzone, Mary J Blige, pur senza Tiziano Ferro, ci ricorda cosa vuol dire avere una gran voce e fare musica seria.
Si chiude all’amatriciana, con le tagliatelle di nonna Pina, un’edizione che ha alzato fiera il tricolore (con Italia, amore mio, il CT della Nazionale Lippi, Miss Italia, le gonne bianco rosse e verdi delle Divas e della Clerici, la celebrazione del sessantesimo), decisamente al femminile, segnata da principesse da sogno (Sissi e Rania di Giordania), principi popolari che battono scugnizzi popolani, e pacifici accordi commerciali.
Ha fatto un certo effetto vedere il teatro Ariston trasformato in una torta nuziale di cui ognuno si prende una fetta: centro, destra, sinistra (che si è accaparrata il dopofestival su Youdem e un posto per Bersani in platea). Undici milioni di italiani fanno gola a tutti. Ecco perché oggi c’è un’unica Raiset, la nuova creatura delle larghe intese, contraria allo scontro frontale della programmazione, rinunciataria per il bene comune. D’altronde, se mal comune mezzo auditel, meglio l’alternanza. Così Oriazi e Curiazi depongono le spade e convivono tranquillamente in sala, da una parte la colonia di amici con Maria De Filippi, Maurizio Costanzo (l’ultima volta che indossava una cravatta è stato al suo matrimonio), Pierdavide Carone, autore del brano di Valerio Scanu (quello che fa l’amore in tutti i laghi), Alessandra Amoroso che ha duettato con lui, il coreografo Daniel Ezralow. Dall’altra il coreografo di X Factor Luca Tommassini, il vincitore del talent Marco Mengoni, la brava Noemi, Mara Maionchi e il suo pupillo già premiato ieri nella categoria Nuova generazione Tony Maiello, Francesco Facchinetti,l’assente Morgan.
Vincitrice su tutti Antonella Clerici, una presenza rassicurante, la moglie e non l’amante, quella che mentre veste l’abito buono e i tacchi alti sottintende che preferirebbe un paio di ballerine e una tuta, disposta a prendersi in giro, a farsi carico sola delle faccende di casa (l’unica vera spalla è stata il maestro d’orchestra Sabiu), a mostrare entusiasmo per tutto e tutti, anche a costo di usare superlativi bugiardi (“elegantissimi” i minatori di Santa Fiora, “meravigliose” le battute di Cassano lette male al gobbo etc…), comunque sempre serena, rispettosa delle canzoni e premurosa con i cantanti in gara.
Certo chiamarla gara è un esercizio di nostalgia. Quello che manca ed è mancato nelle ultime edizioni è proprio l’attesa, la partecipazione del pubblico alla tensione degli artisti, il tifo indotto, cioè non aprioristico bensì frutto di una conquista lenta. La competizione che tiene col fiato sospeso, fidelizza, soddisfa e soprattutto si svolge secondo regole chiare, trasparenti, che diano credibilità al risultato. La filosofia aristoniana ormai si basa sul rimpasto di format di successo (I raccomandati, Ti lascio una canzone, Zelig, fiction varie), sull’invito “in gara” di personaggi - calamite di ascolti a prescindere dal brano che hanno a disposizione (non vogliamo credere che questo sia il meglio della musica italiana), sull’idea che alla gente vada dato ciò che vuole.
Ma la musica non è un’imbeccata, è anche, anzi soprattutto, una proposta, una scoperta, una sfida. La nostra critica della ragion pura consiste nell’interrogarci programmaticamente circa il fondamento del televoto: perché permettere questa scellerata modalità, chi ne decide la validità? E’ una puntata al casinò, più soldi hai da giocare più possibilità hai di vincere. Difficile fare pronostici, bisogna affidarsi alle scommesse dei bookmaker? Alle dinamiche elettive dei reality? Può succedere l’imprevedibile, anche che un escluso come il Trio o Scanu venga ripescato e vinca. Vale la meritocrazia o la democrazia? Spesso viaggiano in direzioni opposte. Per citare Battiato in Povera patria: “Questa democrazia che a farle i complimenti ci vuole fantasia. Non cambierà, non cambierà, non cambierà, forse cambierà”.

PuttanTour

dal blog " Femminismo a sud "

Nelle città nordiche, ma anche in quelle del sud, c'è la passione per un passatempo che non ha età e che generalmente ha un sesso.

Il puttan tour è n24651459449_2067quella cosa che alcuni fanno quando rientrano dalla discoteca, da una serata al pub, da una cena con gli amici. C'è chi esce apposta per fare esclusivamente quello. 

Non sono solo maschi che vanno a puttane. Sono tanti maschi che infastidiscono le sex workers.

Immaginate la scena: le ragazze sono fuori, al freddo, a tentare di guadagnarsi il pane e i soldi per campare il magnaccia. Vedi arrivare una macchinetta di studentelli o di giovani idioti. Qualche volta sono adulti, hanno moglie e figli, e sono in vena di goliardie.

Il puttan tour per alcuni consiste nello sfottere. Perchè questi individui ritengono che essendo le ragazze lì in offerta somigliano un po' a tanti bersagli da abbattere al tiro a segno. Se ne butti giù un paio vinci un peluche. Immaginano che abbiano il diritto di sfotterle, fare perdere tempo, offenderle, disprezzarle. Un comune passatempo, come fare uno scherzo al telefono o suonare i campanelli ai portoni dei condomini.

Qualche volta si avvicinano, prima con tono gentile, sul sedile dietro c'è quasi sempre quello timido che sghignazza. Fa più paura di tutti perchè ha lo sguardo allupato. Chiedono "quanto vuoi?" e le ragazze lo dicono e quelli giù a ridere senza preoccuparsi di niente.

Non le vedono come esseri umani. Sono oggetti, giochini divertenti, puoi farci quello che vuoi. Quelli che fanno i puttantour pensano di avere ogni diritto e dunque se una di loro si arrabbia e dice che non ha tempo da perdere il branco risponde male, la insultano e infine la chiamano troia e puttana come se l'obiettivo vero in fondo fosse proprio quello di insultare una donna senza doversi preoccupare di giudizi e regole.

Non si preoccupano di sapere chi sono, da dove vengono, che storia hanno, se stanno bene o stanno male. Loro sono "bravi ragazzi", ben pettinati, magari di buona famiglia, che studiano e forse lavorano. Sembrano perfino timidi e sfidano la sorte quando si avventurano in quelle esibizioni perchè pensano di superare la barriera della trasgressione. Vanno in gruppo perchè si incoraggiano a vicenda e perchè hanno bisogno di complici per condividere la parte molesta di ciò che stanno facendo.

Chiedono "quanto vuoi?" e poi chiedono se si può vedere la mercanzia, come se non avessero internet e non potessero guardare un video su youporn per farsi una sega. 

Il puttan tour a volte è perfino un viaggio di iniziazione. "Ci parli tu, capito?" ed è così che deve andare. Il ragazzetto deve parlarci, rivolgere la parola a quelle lì per mostrare coraggio e deve dire cose precise perchè l'iniziazione non passa per il consumo di quel corpo ma per l'offesa a quella persona. Bisogna insultarla per diventare un "vero uomo". Bisogna ferirla con sorrisini, sarcasmo e battute idiote, perchè lei e lì e ne ha viste di tutti i colori e deve sopportare anche i piccoli branchi di coglioni che al sabato sera fanno "qualcosa di diverso" per vincere la noia.

Bisogna dirlo, ai padri e alle madri di questi fanciulli, che quando denunciano il "degrado" delle puttane per strada stanno puntando il dito contro la forma di "degrado" sbagliata. Il problema non sono quelle ragazze. Il problema sono i loro figli che considerano le donne come fossero una giostra.

Venghino siori venghino, altro giro altra corsa. 

giovedì 18 febbraio 2010

Compri casa? Occhio al sinkhole!

di Fausta Chiesa
Hai intenzione di comprare casa? Occhio a dove lo fai. Potrebbe esserci sotto un sinkhole. Un che? Un potenziale “buco sprofondato”, quello che gli esperti definiscono uno sprofondamento del terreno. Il nostro Paese, a causa delle sue caratteriHLM-1MorristownSinkholestiche geologiche, ma anche delle "belle" cose che fanno gli italiani, ne è pieno.
Purtroppo questi potenziali buchi spesso non sono considerati e sono ancora poco noti all’opinione pubblica. Eppure sono pericolosi tanto quanto frane e alluvioni. E visto che nessuno se ne occupa potrebbero benissimo aver costruito sopra proprio il palazzo dove tu stai per comprare un appartamento, spendendo tutti i risparmi di una vita che, un bel giorno, potrebbero andare in fumo.
Da alcuni anni, però, l’Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) sta conducendo studi e ricerche su questi fenomeni naturali di sprofondamento. Lavori che hanno anche prodotto una prima raccolta di dati finalizzati al censimento dei fenomeni di sinkhole. Tanto che ha prodotto anche un database
Che cosa diavolo sono?
Ma che cosa sono esattamente i sinkhole? In pratica si tratta di una catastrofe naturale, che interessa la superficie del suolo. Sono sprofondamenti del terreno, voragini di forma circolare che si aprono improvvisamente e che possono essere davvero molto grandi. Il diametro e la profondità possono arrivare anche a svariati metri. Tra gli eventi che possono provocare la formazione di un sinkhole ci sono:
l’alternanza di periodi secchi e piovosi con conseguenti rilevanti oscillazioni della falda, le scosse sismiche, attività dell’uomo come l’estrazione di acqua.
Dunque terremoti e piogge copiose, ma anche attività umane, possono preparare il terreno per farti sprofondare la casa. Ma dove c’è più pericolo di trovarsi un sinkhole?
Attenti a Toscana e Lazio
Le sinkhole prone areas, cioè aree caratterizzate da questi fenomeni e fortemente a rischio, si trovano principalmente nelle conche intramontane e nelle pianure costiere dell’Appennino Centrale e Settentrionale. Lazio e Toscana sono le regioni a più alto rischio. Una delle principali sinkhole prone areas dell’Appennino centrale è la Piana di San Vittorino, in provincia di Rieti. In totale sono stati censiti dal Servizio geologico nazionale 850 casi di sinkholes naturali e circa un centinaio di origine antropica. E tra le città? Roma e Napoli sono le più a rischio, ma anche Cagliari, Lecce e una lunga lista di altri comuni di Lazio, Abruzzo, Toscana, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna. Sono i risultati di uno studio dell’Ispra realizzato per riaccendere l’attenzione sul fenomeno.
Roma non far la stupida
Cerchi casa nella capitale? Roma è splendida, ma... un po’ dissestata. Sono circa 100 i fenomeni di dissesto che hanno colpito la capitale italiana dal 1915 a oggi, tutti essenzialmente dovuti a cave sotterranee di materiali da costruzione: episodi che, oltre ai danni materiali, hanno causato non poche vittime. Tra i quartieri oggi più a rischio, il Centro storico, Prenestino, Tor Pignattara, Appio – Tuscolano, Monteverde vecchio e la zona di San Pietro. Ami la Puglia? Presta attenzione al territorio di Altamura, pieno di voragini, così come a Marina di Lesina e a Gallipoli, dove circa tre anni fa ci fu lo sprofondamento di Via Firenze. Non è immune neanche l’Abruzzo, dove la zona più pericolosa è il lago Sinizzo a San Demetrio ne’ Vestini in provincia dell’Aquila, in cui non molto tempo fa si trovava un’area di ristoro per famiglie e oggi divenuta inaccessibile impraticabile. In diverse aree della piana aquilana (Roio Piano, Civita di Bagno e il paese di Onna, completamente devastato dal terremoto), gli sprofondamenti del suolo sono spesso mascherati dalle strutture che sono state costruite sopra.

martedì 16 febbraio 2010

Scoperta stella pigra in astonomia

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Ebbene sì, avete capito bene....Essa brilla proprio

grazie all'aiuto della sua compagna.stella1

Esiste una stella cosi' pigra che non riesce a brillare da sola ma ha bisogno dell'aiuto della sua compagna. L'ha scoperta un gruppo italiano dell'Istituto Nazionale di Astrofisica. La stella pigra appartiene a un sistema doppio, composto da due pulsar che emettono raggi X. Una delle due pulsar emette raggi X solo grazie all'aiuto della compagna che periodicamente la investe con un intenso flusso di particelle e le fornisce cosi' l'energia necessaria per brillare.

Che dire?? per noi è consolatorio sapere che non siamo i soli a possedere questo difetto.

lunedì 15 febbraio 2010

Io Canto: dove arriverà il talento di Cristian Imparato?

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Interpretazione memorabile di New York New York.cristian-imparato

La puntata del 13 febbraio di Io Canto ha riportato il programma di Gerry Scotti al primo posto dell’Audience del sabato sera, ma soprattutto ha segnato l’ennesima vittoria di Cristian Imparato, il giovanissimo cantante palermitano che ormai è diventato una vera leggenda della tv italiana.

Gli ospiti della serata sono stati i cantanti Claudio Baglioni e Michele Zarrillo, che hanno proposto alcuni loro cavalli di battaglia: il primo ha intonato ‘Sabato pomeriggio’ e ‘Questo piccolo grande amore’, mentre il secondo ha riproposto ‘Cinque giorni’ e ‘Una rosa blu’.

Ma il vero protagonista della puntata è stato lui, Cristian Imparato, che ha regalato al pubblico in sala e a casa un altro piccolo capolavoro, un’interpretazione straordinaria di New York New York che, a detta di molti, fa venire i brividi come accadeva a suo tempo con il grande Frank Sinatra.

Il conduttore Gerry Scotti ha definito Cristian la ‘perla’ di Io canto ed un estasiato Claudio Cecchetto ha dichiarato che il talento e il successo di Cristian sono ormai una “questione mondiale”.

E come non essere d’accordo? In ogni nuova puntata del programma, Cristian regala performances sempre più convincenti, lui è l’idolo del pubblico (non a caso anche ieri sera ha trionfato nella sfida al televoto), i video con le sue interpretazioni sono scaricatissimi su internet e c’è chi dice che presto il giovane potrebbe varcare davvero i confini italiani e diventare una star a livello internazionale.

Dal canto suo, il tredicenne palermitano dall’ugola d’oro cerca di restare con i piedi per terra, ma siamo sicuri che prima o poi non spiccherà davvero il volo?

Intanto, grazie agli ottimi dati di ascolto e al successo dei suoi piccoli  protagonisti, Canale 5 ha deciso di fare un bellissimo regalo ai fans del programma, allungando la messa in onda di Io Canto fino al 20 marzo. Insomma, ne sentiremo ancora parlare a lungo...

domenica 14 febbraio 2010

Buon S. Valentino

Auguri a tutti gli innamorati di vero cuore.....Pia

ULTIME DAL PALAZZO DEL VICARIATO

Ruini_220107 In un commento all'articolo, da me pubblicato due giorni fa, sul cardinale Ruini e Bertolaso, un certo Sign. Giovanni Mappelli, suo link diretto(giovannimapelli), mi descrive con più dettagli la faccenda parentelare dei due personaggi ed inoltre asserisce la veridicità della notizia.

Io intanto mi limito a pubblicarla così come mi è stata lasciata:

il 10 febbraio 2010 il cardinale Ruini ha appreso con profondo dolore dalla stampa che il (presunto e oggi smentito di colpo) nipote Guido Bertolaso, Capo del Dipartimento della Protezione Civile,da poco nominato Sottosegretario di Stato da Berlusconi, era indagato con altri (i quali sono stati già arrestati) per sospetta concussione e anche per una sorta di "prostituzione" dato che le intercettazioni alla base dell'indagine parlano di donne (una certa Francesca) che praticava allo stesso non meglio precisati "massaggi" e ripassate. Lo Zio Cardinale costernato, che ha appoggiato il nipote con le sue entrature politiche, per acquisire rilevanza nazionale, secondo un ben consueto stile "nepotista" tipico della Chiesa Cattolica Romana e che lo ha sostenuto anche per i lavori del Giubileo 2000 e al grande raduno giovanile di Tor Vergata, si è detto sicuro della innocenza del nipote. Allo stesso tempo si è detto convinto che la verità ci renderà liberi, anche quella giudiziaria, infatti il suo motto dice "veritas liberabit nos!". Altri porporati, come Angelo Sodano ex Segretario di Stato e Giovan Battista Re attuale Prefetto della Congregazione per i Vescovi, sono stati solidali col cardinale poichè hanno ricordato che anche loro hanno spesso aiutato nipoti e fratelli nelle opere varie di edilizia sia a Roma che altrove fornendo un cospicuo aumento dei patrimoni di famiglia, al contrario di Papa Roncalli Giovanni XXIII che lasciò poveri i suoi parenti, poichè si disse "onorato di esser nato povero, vissuto povero e morto povero..." (vedi "Il Giornale dell'Anima" ) Altri cardinali e vescovi invece si sono domandati - stante la situazione imbarazzante - quale insegnamento evangelico abbia mai dato lo Zio al nipote?... cosa sul quale per ora c'è il più stretto e comprensibile riserbo, dentro e fuori dal Vaticano. Pare però che il Santo Padre Benedetto XVI abbia intenzione, dopo 5 anni di ripensamenti e meditazioni, di metter mano alla annunciata ripulitura globale della "sporcizia" che c'è dentro la Chiesa (omelia alla Via Crucis al Colosseo del marzo 2005 ) e intenda farlo, considerata l'età ( prossima agli 83 anni) non prima della scadenza del suo mandato, cioè la morte.

(notizia di satira : Santa Velina, vergine)

Esseri fragili

96dbe7b8d4ceec91e62228b0476e8d2a Quelli senza pelle li riconosci subito.
Trasparenti come acque limpide di prima mattina, ti guardano solo per un attimo e già ti sanno.
Sono rotti, spappolati, lacerati, le emozioni li colpiscono senza mediazioni.
Ma in quanto frantumati sono anche aperti ed aperto è il loro cuore, pronto a darsi. Tutto. Tutto intero, ogni volta intatto e nuovo e di nuovo e di nuovo ancora.
Sono persone nuove ad ogni risveglio e non devi faticare per star loro di fianco. Non devi inventarti un altro te stesso perché non hai nulla da temere, non ti giudicheranno e coglieranno quel guizzo di improvvisa gioia o la fitta di malinconia senza che tu la esprima.
Tutta la casa, la stanza, lo spazio che occupano addolcisce per chi li riconosce.
Con loro non sei più solo nel tuo pensarti storto.

Di soldi hanno bisogno, ma non te lo diranno mai, li accetteranno con un sorriso se saprai offrirglieli, e non è questo che li umilierà. Mendicanti in limousine ieri, benestanti in bicicletta il giorno successivo.
Capaci di immense felicità anche solo per una promessa, spesso non si rassegnano al loro destino che li vuole grandi.
Ritrosi e schivi una volta completata l’opera ne sono solo sinceramente commossi.
Il quotidiano li affascina e possono con una piccola alchimia raddoppiare la durata di un pomeriggio ancora da fare.
Recipienti di fragilità, rivoltati più e più volte come vecchi giacconi, hanno sempre nella tasca interna della giacca un pacchetto di cartine di tornasole: te la poggiano sull’anima e sanno subito il tuo tasso di acidità.
Nell’amore, nel sesso, spesso rabbioso e tragico oppure inceppato e pudico, affogano, soccombono o trovano il Nirvana.
Li riconoscerete facilmente nei caffè, nelle piazze perchè la loro ombra li segue volentieri, non va mai in esilio. E’ fiera e gocciola, è di cioccolato e nerofumo.
Non rimproverateli senza motivo, ve ne prego, si accartoccerebbero come foglie in autunno, arrossendo, cadendo.
Abbiate cura di questi esseri speciali e rari. Innaffiateli d’amore.
Sono nati già grandi e moriranno bambini e sanguineranno un milione di volte con le stelle appese al cappotto.

Anonimo

venerdì 12 febbraio 2010

Cardinal Ruini smentisce parentela con Bertolaso

Su segnalazione giusta di Tony Montana, a cui ringrazio per l'attenzione,

mi sento in dovere di rettificare la presunta parentela del cardinale Ruini con il Sign. Bertolaso Guido, capo della Protezione civile, espressa in un articolo precedente, pubblicato  da me e che trattava appunto della sua bibliografia.

Chiedo scusa per questo, ma non avevo ancora letto la smentita, pubblicata da poco sulle ansa, la quale cita:

Il cardin180px-Guido_Bertolaso_a_Viareggioal Camillo Ruini ha letto “con stupore”, su un quotidiano la notizia che egli sarebbe lo zio del dottor Guido Bertolaso. «In realtà non ho alcun vincolo di parentela, né prossima né remota, con il dottor Bertolaso, di cui pure certamente apprezzo il lavoro di questi anni» ha detto all’Ansa il porporato.

Fino ad ora non aveva sentito la necessità di smentire una notizia che girava da decenni nell’ambiente politico, nè Bertolaso stesso l’aveva mai fatto. Ma forse, il boccone regalato dal nipotino al cardinale questa volta  era troppo grosso da ingurgitare.

mercoledì 10 febbraio 2010

ATTIVITA' PRODUTTIVE ALL'AQUILA, CIONI: IMMOBILISMO INGIUSTIFICABILE

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dall'EDITORIALE DEL 26 GENNAIO 2010

Ormai da mesi assistiamo attoniti e sbalorditi ad un immobilismo non più giustificabile, rispetto all'esigenza prioritaria di far ripartire le attività economiche nella nostra città. Non c'è ancora un livello di consapevolezza di fronte a questa priorità che interessa e riguarda centinaia e centinaia di piccole imprese dei settori commerciali, artigianali e professionali, a partire da quelle ubicate nel Centro Storico Cittadino.1264520449-663-cioni-celso-9_big
Se non si interviene sollecitamente ad affrontare questa emergenza, probabilmente, le mense per i poveri dovranno essere potenziate per rispondere alle necessità di chi non è più messo in condizione di produrre reddito.
Le proposte , le iniziative che finora abbiamo messo in campo rivolgendoci ai vari livelli istituzionali, cominciando dall'Amministrazione Comunale, finora, cadono come la neve, in silenzio, nel vuoto.
Ci sono tantissime imprese che non sono in grado di gestire il presente e di programmare il proprio futuro in assenza di una strategia, di un master plan che dallo scorso luglio anche il nostro Presidente Nazionale Carlo Sangalli ha chiesto pubblicamente con pagine intere a pagamento sulla stampa locale. Anche quell'appello è caduto nel vuoto.-
Ci sono decine e decine di imprese non in condizione di onorare gli impegni assunti prima del sisma e che rischiano protesti e fallimenti e nessuno prende iniziative conseguenti.
Si parlava e non se ne parla neanche più, di Zona Franca che proponemmo a partire dall'8 di Aprile.
Tutto questo ci obbliga a chiederci perché e a spingerci nostro malgrado, a denunciare con forza uno stato di cose incomprensibile.
Insomma finora molte dichiarazioni, molti intenti e buone intenzioni che rischiano di trasformarsi in pii desideri, se non si avrà il coraggio di affrontare la realtà.
Allora bisogna far suonare le sveglie per destare coscienze un po' assonnate e sognanti ed impedire che i troppi sogni si trasformino in incubi.
Si può ancora evitare questa deriva ma non c'è più un'ora da perdere, prima che sia troppo tardi.

IL DIRETTORE DI CONFCOMMERCIO-L'AQUILA
Celso Cioni

Vergogna è dir poco.....

Dall'editoriale dell'8 febbraio 2010

Secondo il Centro Regionale Beni Culturali...

IL SISMA, HA DISTRUTTO PESCARA

Gianni Chiodi Gianni Chiodi

A guardare bene la "Sintesi dei Beni Architettonici Danneggiati" dal sisma, stilata dal Centro Regionale Beni Culturali (chi si è accorto prima, che lo stesso esistesse...alzi la mano!), sembrerebbe quasi che il terremoto dello scorso 6 aprile, non abbia avuto l'epicentro nel comprensorio aquilano, bensì nel pescarese.
Che i pescecani della costa siano bravissimi nel fare a rattapiglia dei fondi regionali, non è un mistero per nessuno, e quindi c'è poco da meravigliarsi; ma che ora vogliano appropriarsi anche dei fondi stanziati per la ricostruzione, a noi sembra...troppo.
Ora che la torta per la ricostruzione è ormai alle porte, e si presenta molto ricca, piena di ciliegine, e pronta a soddisfare la golosità dei furbi, si ripete il rito della spoliazione dei beni.
Come soleva dire mio nonno in casi analoghi: "Piatto ricco...mi ci ficco" ed i pescaresi sono pronti a lanciarsi all'arrembaggio.
E così, mentre la provincia dell'Aquila, (secondo quelli del Centro Regionale Beni Culturali con sede in Sulmona) su 402 chiese, ne avrebbe 124 inagibili, 42 agibili con danni e 205 inagibili; e su 89 palazzi ne avrebbe 45 agibili, 6 agibili con danni e 30 inagibili; per quanto riguarda Pescara, su 83 chiese, ve ne sarebbero 29 agibili, 6 agibili con danni e 44 inagibili; e su 33 palazzi, ne avrebbe 16 agibili, 1 agibile con danni e 13 inagibili.
   Insomma in percentuale, mentre Pescara ha oltre il 50% di chiese e palazzi inagibili, L'Aquila ha meno del 33% di chiese inagibili ed il 30% di palazzi inagibili, mentre Teramo, città del presidente Gianni Chiodi, addirittura ha una percentuale di "danni" anche superiori a Pescara.
Come volevasi dimostrare: il terremoto, secondo il Centro Regionale Beni Culturali, genuina emanazione dell'istituzione Regione Abruzzo, ha arrecato gravissimi danni al patrimonio artistico-architettonico del pescarese, e lievissimi danni all'Aquila e dintorni.
Insomma, oltre al capoluogo, Pescara vuole rubare all'Aquila anche....il terremoto.

Peppe Vespa

martedì 9 febbraio 2010

Profonde riflessioni sul "Perdono"

Nello scorrere del gioco della vita, puo’ accadere di andare incontro ad eventi che non riusciamo ad accettare, durante i quali “ ingoiamo “ rabbia e rancore, nonostante si abbia la consapevolezza che la rabbia faccia male a chi la nutre…La vita puo’ metterci di fronte alla perdita di una persona cara, un abbandono, un’ingiustizia, un rifiuto, e, anche se sappiamo che tutto questo fa parte del gioco, una parte di noi tende a combattere ed il combattimanto si traduce inevitabilmente, in un malessere interiore…perdonamixs5

Il malessere parte dall’anima e se non risolto, passa al corpo emozionale e mentale con pensieri ossessivi e se ancora non risolto, degenera nel corpo fisico dando origine a patologie ( pathos + logos , ovvero discorso sulle emozioni ). A questo punto entra in gioco la parola perdono.

Comunemente il perdono è l'atto di umanità e generosità che induce un individuo all'annullamento di qualsiasi sentimento di vendetta, di rivalsa o punizione nei confronti di chi l'ha offeso o leso in qualunque modo.

Però si dice anche che “per ricevere il perdono c'è pur bisogno che una persona lo chieda a qualcun altro”.

Infatti, quando il perdono è chiesto, questo atto porta, in genere, alla riconciliazione, mentre, quando è un atto unilaterale, e cioè verso un peccatore che è ignaro del suo peccato (Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno),il perdono diventa un atto unilaterale che non porta ad alcun tipo di dialogo, in quanto altrimenti, avverrebbe come tra sordi.

E’ quindi questo, un tipo di perdono diverso da quello di cui di solito, intendiamo, in quanto il primo prelude al fatidico abbraccio, il secondo invece alla vera pace con se stessi, senza che l'atto del perdono investa e coinvolga pure l’altra persona.

Credo sia così....c’è un perdono “paritario”, che segue una schietta spiegazione, e c’è quello che cade dall’alto verso il basso, per compassione e forse pure per comprensione ma che rimane pur sempre unilaterale. In questo modo il rapporto che con l’altra persona risulta essere compromesso e quindi interrotto, tramite il perdono lo si riesce a portare ad una fine, priva di negatività e rancori reciproci, senza nessuna possibilità di poter riaprire il discorso.

Sarebbe come dire che, nel primo caso facciamo pace con la persona; nel secondo,invece con noi stessi e con Dio.

Ovviamente, si presuppone che in una determinata circostanza, ci sia chi ha torto e chi ha ragione.
Il dialogo tra sordi avviene quando tutti i contendenti vogliono in assoluto la ragione e nessuno il torto.

Però se provassimo a fare un passo in avanti?
Ovvero a non preoccuparci di chi è dalla parte del giusto, a perdonarci a vicenda per quello che è stato o che entrambi non abbiamo capito fino in fondo.

Non è anche questa una forma di perdono che chiamerei per puro distinguo “Bilaterale”?.
Dobbiamo per forza scendere nel campo del giudizio a tutti i costi per stabilire con precisione colpe e atti generosi?

Questa forma di perdono, benchè valida nei rapporti interpersonali, in quanto aiuterebbe a superare i normali ostacoli d’incomprensione di entrambi, sarebbe però (benchè auspicabile), inapplicabile alla realtà, basti pensare, ad esempio, alle ingiustizie sociali palesi a cui assistiamo, sotto i nostri occhi tutti i giorni. Il perdono, e quindi la comprensione, non è altro che “l'oblio” dell’errore di un altro. Il perdono è sempre perdono sia nei confronti di un torto subito che di un errore commesso.Se non si capisce bene il meccanismo, il problema si ricrea. Se prendiamo ad esempio, degli amanti che fanno pace sotto le lenzuola, che sia per amore o quant'altro, senza però aver affrontato precedentemente la questione su cui non si capivano, succederà che il problema continuerà a sussistere, a dividerli e a logorarli fino a quando amore e lenzuola, ammesso che ci siano ancora, non serviranno a nulla, in quanto non potranno più nutrire né essere a loro volta nutrite.

Non si parla in nessun modo di giudizio, ma semmai, sempre e solo di comprensione. Generalmente, in un confronto sereno, vengono fuori tutte le ragioni possibili di entrambi, ed è per questo che parliamo di chiarimento.I grandi litigi e le conseguenti grandi riappacificazioni risultano durature solo se scaturite dal chiarimento, dall’essere stati messi in condizioni di vedere uno con gli occhi dell’altro. Quelle di diverso genere, restano solamente fuochi di paglia, per non parlare poi di altre specie che arrivano fino allo stremo delle forze di entrambe le fazioni. Quindi c'è una netta differenza tra perdono e chiarimento, anche se la seconda può essere propedeutica alla prima.
Però la domanda che sorge spontanea a questo punto è che il perdono avviene solo dopo un chiarimento? Ed è, inoltre, possibile un perdono senza chiarimento (o ammissione di colpa)?
Io credo che senza chiarimento non sia proprio possibile, perchè se non si è capito quello che è successo, che cosa potresti perdonare? Invece l’ammissione della propria colpa non è necessaria, anche perché, spesso e volentieri, non c’è una propria e vera colpa. Semmai esisterebbe un comportamento, per lo più adottato da colui o colei al fine di una presunta legittima difesa verso chi ha chiaramente ferito. Una volta però, chiarito e compreso il tutto, il perdono diventa quasi naturale in quanto consisterebbe nell'avere finalmente compreso e conseguentemente si è pronti a rimuoverlo.
Quando si litiga, quando qualcuno o qualcosa ci ha offeso, si innescano dei meccanismi naturali di difesa, che ci sembrano doverosi, e che a volte non sono altro che un estremo e maldestro tentativo di farsi comprendere fino in fondo. E’ proprio qui che dovrebbe intervenire il buon senso a rompere le catene prima che una quisquilia si trasformi in una tragedia greca, perdendo così il bandolo della matassa, in un’irrisolvibile ricerca dell’origine e sua conseguenza o della causa-effetto. Sul perdono ci sono vari punti di vista, ma nel mio caso mi limito a dire che per me il perdono non vuol significare pura resa ma semmai una decisione cosciente di smettere, finalmente di nutrire risentimenti, rabbia, e malcontenti, che prendono il loro tempo per poi maturare e quando, finalmente ti accorgi che dentro di te, la delusione ha preso il sopravvento sulla rabbia, solo allora puoi ben dire che hai perdonato.
Risulta difficile capire quando si riesce davvero a perdonare. A volte certi segni restano indelebili, anche se si può far finta di non vederli o costruirsi una rete di ragionamenti al fine di giustificare l'accaduto o come al solito dire: “farsene una ragione”.
Sarebbe come affermare,tornando al concetto, che se uno vuole essere capito, è pure necessario che si spieghi. Le nostre masturbazioni mentali, per tentare di comprendere e giustificare l’altro che “ potrebbe aver fatto questo perché… e via discorrendo...”, penso proprio che portino al nulla. Non chiariscono, non creano apertura, non leniscono le ferite, insomma, non conducono ad un perdono vero e profondo, in quanto non eliminano le ombre passate che continueranno a gettare interrogativi su un rapporto che continuerebbe a nutrirsi di disagio e malcontento (anche se, prima o poi, verrebbe tutto a galla).

Diceva qualcuno molto saggio: vendetta_rasata
Vuoi essere felice per un istante? Vendicati
Vuoi essere felice per sempre? Perdona

Mentre un altro ancora più saggio: “E’ meglio essere felici o avere ragione?”.

Questa affermazione pur essendo molto bella e vera, non risolve tuttavia il problema, il quale rimane sempre lo stesso: si può perdonare a comando? Si può perdonare perché si è deciso di farlo? Io credo di si o di no. Comunque sia, sarebbe un peccato, perché provare rancore significa essere prigionieri, mentre lasciare andare il passato si va di sicuro verso la libertà. L'inevitabile conseguenza di tutto ciò quindi sarebbe che se non si può decidere di perdonare si può però almeno decidere di non accanirsi sulle proprie posizioni, lasciando andare il passato. Certo è che risulterebbe alla fine un vero peccato per non essere riusciti a farci capire, ma comunque la vita DEVE andare avanti a tutti i costi. In genere non si riesce a perdonare perchè la rabbia e l’astio, ci impediscono di procedere serenamente e di sicuro non ci si riesce a decidere con la sola azione della raziocinio, ma molto spesso ci rendiamo conto, anche se con ritardo, che quella rabbia non ci ha portato molto lontano e che quindi il perdono rappresenta la vera ed unica via per raggiungere la pace, in primis proprio con noi stessi, con il fine di porre le così dette “distanze” dal male che ci vorrebbe annientare.
Infatti il saggio concludeva la frase così: Vuoi guarire dal male che hai dentro? Allora, Dimentica!
Sinceramente non credo affatto nel perdono bilaterale perchè la riconciliazione presuppone comunque che ci sia perdono, da una parte o dall’altra.
Se tra due persone c’è qualcosa che non funziona, sia perchè c’è stata un’incomprensione, sia perchè uno ha fatto uno sgarro all’altro, bisogna che uno dei due perdoni l’altro a priori, senza aspettare che l’altro porga la mano. In poche parole, ci deve sempre essere qualcuno che faccia il primo passo, altrimenti si rischia di restare in attesa per l’eternità. Forse è per questo che il perdono Divino ci è stato donato una sola volta e tocca a noi prendercelo. Insomma, se io perdono sempre, al di là di come possa rispondere l’altra persona, sono certo che il mio perdono sarà fruttifero, altrimenti resta un atto fine a se stesso: io ti perdono se tu mi perdoni.

Ti capisco, ti perdono, e ti lascio andare, senza rancore, senza disprezzo, senza il minimo sentimento di ritorsione anzi, con la mia piena benedizione che tu possa risolvere i tuoi problemi: ma ti lascio andare. Perché io, dei doveri, li ho anche nei confronti di me stessa.
Ti lascio andare….. fosse facile! perdonare è questo, è lasciare andare quella persona, quel ricordo, quel sentimento. Un totale annullamento di “quel che è successo”, dell'accaduto, per cui, dopo la “pace fatta” io riesco a dimenticare.
Difatti non è facile dimenticare sembra quasi che si rasenti il contronatura, anche perchè abbiamo dei doveri, come già detto, nei confronti soprattutto di noi stessi. Se ci sentiamo intossicati perchè ci stiamo nutrendo dentro di troppo veleno, abbiamo il sacrosanto dovere di liberarcene il prima possibile e lasciarlo andare: se non è per bontà cristiana, che sia almeno per amor proprio, e passi pure per sano egoismo, quello minimo indispensabile che ci serve per continuare a vivere serenamente.

Io devo vivere e perciò ti lascio andare. Qualunque cosa tu mi abbia fatto, io ho la facoltà di toglierti il potere di farmi dell'ulteriore male: di conseguenza ti lascio andare. 6AB0B29B38BB3EE1EC56ECEA2927

Si è molto parlato del “come e perche’ perdonare” ma resta sempre comunque il problema del che “cosa” perdonare. Si ha ragione quando viene detto che il trascinarsi dietro delle situazioni incresciose genera solamente disagio, rancore, amarezza e quant’altro ne consegue di terribile. Dimenticare. Non si puo’ fare altro che questo per continuare a vivere. Probabilmente e’ proprio l’incapacita’ di discutere serenamente dei propri errori che rende difficile il già tortuoso cammino del perdono, fosse esso sia unilaterale che bilaterale.
Al riguardo c'è
poi anche il saggio che dice “di sedersi sulla riva del fiume e aspettare. Prima o poi il cadavere del nemico passerà!” Qualche volta si perdona ma non si dimentica e si aspetta: “ti perdono tanto prima o poi la vita ci penserà”.....Quante volte l’abbiamo sentita questa frase? E’certamente un finto perdono  ma chi lo esprime lo pensa veramente e quindi è paragonabile a colui che si siede sulla riva del fiume e aspetta. Per la parte “divina” del perdono, sono convintissima che il perdono, quello vero intendiamoci, quello senza rancori, quello che viene dall’amore per l’altro incondizionatamente dalle ragione che l’altro può farci credere, sia solo possibile con l’aiuto di Dio. Diciamo che i saggi ne hanno un po’ per tutti e poi sta a noi appropriarcene del detto giusto al momento giusto. Una cosa è certa, che il perdono è comunque qualcosa di “umanamente” difficile e che quindi ha bisogno di un intervento soprannaturale per far sì che diventi davvero tale e non un semplice mettersi a posto la coscienza (anche se a livello umano già basterebbe) e per chi ha la fortuna di aver fede, può risultare di sicuro una validissima via preferenziale verso la felicità, come appunto accennavano i vari saggi pocanzi! Da che mondo è mondo, si sa che l’essere umano è fallace e proprio in quanto tale, commette errori. Un conto però è sbagliare perché c'è chi, per sua natura, se ne infischia degli altri, non usando il benchè minimo rispetto ma al contrario, continua impunemente a perpetrarlo, un altro conto è invece, l’errore fisiologico minore (“minore”, sia ben chiaro, non nel senso del termine letterario, in quanto in verità può essere anche enorme, ma nel senso che se pur minore è tuttavia possibile che possa accadere in una persona che sebbene in buona fede, le possa accadere di attuarlo, ed in acconto ci potrebbe essere anche uno addirittura catastrofico). Basterebbe solo riconoscere che esiste questa possibilità e che possa succedere una tale evenienza e di conseguenza, accettarla per valida sia per quanto riguarda noi che per gli altri. In sostanza, sarebbe come dire, “niente atteggiamenti accusatori nei confronti degli altri né sensi di colpa nei confronti di noi stessi, ma solo un sano atteggiamento riparatorio e la forte volontà di evitare l’errore”.

Termino, finalmente direte voi, con una barzelletta che risulta molto inerente all'argomento appena esposto...tanto per alleggerire il tutto.

Un signore, traballando, si reca dal proprio medico per una visita.
Al termine della seduta il dottore si rivolge molto seriamente al paziente e gli dice: “Guardi, qui non c’è proprio da scherzare. Se lei non smette di bere, morirà in breve tempo”.
Il nostro amico, un po’ spaventato, esce dallo studio ed entra nel primo bar che gli capita. Chiede del vino, afferra il bicchiere, lo guarda intensamente e sentenzia:
“So che mi ucciderai, ma ti perdono lo stesso”.

giovedì 4 febbraio 2010

Contro la depressione funziona la "FOTOTERAPIA"

Stanchezza, irritabilità, voglia di starsene sempre chiusi in casa. Con il buio invernale può piombare addosso un senso di depressione: la “sad”. Ma non bisogna aver paura, perché studi recenti sono arrivati ad una brillante soluzione!

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Pioggerellina, nebbia, neve, freddo e buio presto: un cocktail che mette a dura prova anche i caratteri più ottimisti e vitali, figuriamoci quelli predisposi alla malinconia, che per colpa delle scarse ore di sole possono anche ammalarsi di depressione. Tra le molte forme di questa depressione ce n’è una prettamente stagionale, che si manifesta quando iniziano i mesi freddi e bui. In inglese si chiama sad, ed è il disturbo dell’umore ad andamento stagionale che porta le persone a rinchiudersi in casa, ad avere difficoltà di concentrazione, svogliatezza e calo del desiderio. A differenza della depressione classica, le persone continuerebbero a dormire e a mangiare smodatamente. Attenzione però a non drammatizzare, e preoccuparsi solo se questo umore persiste per più settimane e l’idea di affrontare la giornata diventa un macigno.

La cura che viene dalla luce

Tra le cure più efficaci e naturali c’è proprio la luce, sinonimo di vitalità. Basti pensare che è molto più difficile trovare malati di sad, mano mano che si scende verso il sud, mentre è facilissimo incontrarli nel nord Europa e in Scandinavia.

La luce aiuta a guarire perché agisce a livello cerebrale, colpisce la retina e attiva un sistema complesso di neurotrasmettitori, che arrivano a condizionare la produzione di melatonina, ormone che governa il ritmo sonno veglia.

La light therapy

In Canada e negli Stati Uniti è molto diffusa la light terapy, veri e propri bagni di luce in cui i pazienti devono osservare ad occhi aperti una fonte luminosa per almeno trenta minuti al giorno, oppure indossano una specie di visiera luminosa sulla fronte, una lampada che colpisce comunque la retina. Basta fissare una lampadina allora, per scacciare la tristezza? Magari fosse così semplice! Non bastano lampadine normali, né tanto meno i lettini abbronzanti. Servono lampade ad hoc, con particolari emissioni di luce, in uso negli ospedali. In commercio e via internet si possono trovare lampade fluorescenti a luce verde e blu, da sistemare per esempio sullo specchio del bagno, e da fissare al mattino. Un pochino aiutano, ma aiuta anche spalancare le finestre appena svegli.

Non solo luce

Per cercare di combattere la malinconia invernale, oltre alla luce è necessario seguire un’alimentazione sana ed equilibrata a base di banane, che contengono triptofano, un aminoacido che si trasforma in serotonina, la molecola del buon umore. Le arance, che hanno vitamine del gruppo B e garantiscono il funzionamento del sistema nervoso, e la frutta secca e il cioccolato, stimolatori naturali delle funzioni cerebrali, con effetti antidepressivi. Non dimenticare la carne rossa, che aiuta a migliorare la risposta alle terapie antidepressive.

Autore: Bianca Maria Fracas - Psicologa e consulente sessuale

mercoledì 3 febbraio 2010

Categorie di gente nel mondo

A questo mondo ci sono persone di ogni genere che però, possono essere raggruppate in 2 grandi categorie: Gli Attori e i Principianti.

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GLI ATTORI
Gli attori sono coloro che tengono nascosto il loro vero "IO" malvagio ed egoista lasciando così che l'insicurezza tipica del genere umano prenda il sopravvennto.


I PRINCIPIANTI
I principianti sono coloro che danno libero sfogo al proprio Male interiore. Essi anelano a diventare attori ma non riuscendovisi, vivono costantemente nella paura che come futuri attori possano dover smettere di recitare per dare così libero sfogo alla propria voglia di vendetta.

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In questo mondo però non troviamo solo il bianco e il nero.
Infatti esiste un 3° gruppo, che diciamo, è come una via di mezzo, e sono gli spettatori.


GLI SPETTATORI
Gli apettatori sono coloro in cui il bene e il male si alternano vicendevolmente.
Gli appartenenti a questo gruppo non fanno altro che prendere le parti di una o dell'altra,  delle opposte fazioni con una sorta di vaga indifferenza.

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Per quanto riguarda me, invece, non so ancora a che gruppo appartengo.
IO , forse appartengo ad un quarto gruppo di cui ignoro l'esistenza,
senza alcun titolo o classificazione.
Un gruppo in cui gli appartenenti svolgono alternatamente i compiti sia di attori, sia di principianti che di spettatori.
Bhè! per ora lascerò che il destino o fato che sia, decida al posto mio ed in fondo i ripensamenti sono abbastanza comuni e frequenti a questo mondo, come d'altronte è giusto che sia.... quindi lascerò almeno per ora che gli eventi intorno a me, si sviluppino così, naturalmente, davanti ai miei occhi.
In questo periodo, ad esempio, mi sento tanto spettatrice e voi in che gruppo vi ci ritrovate??

I tre giorni della merla

Questi tre giorni, ormai passati da poco, e che corrispondono al 29-30 e 31 gennaio vengono chiamati della merla perchè sarrebbero i giorni più freddi dell'anno. Tutto questo secondo tradizione e secondo una bellissima leggenda.Laltroangelo__I-giorni-della-merla_g

 

 

 

Tanto, tanto tempo fa a Milano ci fu un inverno molto rigido.
La neve scendeva dal cielo e copriva tutta la città, le strade, i giardini.
Sotto la grondaia di un palazzo in Porta Nuova c'era un nido di una famigliola di merli, che a quel tempo avevano le piume bianche come la neve. C'era la mamma merla, il papà merlo e tre piccoli uccellini, nati dopo l'estate.
La famigliola soffriva il freddo e stentava a trovare qualche briciola di pane per sfamarsi, perché le poche briciole che cadevano in terra dalle tavole degli uomini venivano subito ricoperte dalla neve che scendeva dal cielo.
Dopo qualche giorno il papà merlo prese una decisione e disse alla moglie:
"Qui non si trova nulla da mangiare, se continua così moriremo tutti di fame e di freddo. Ho un'idea, ti aiuterò a spostare il nido sul tetto del palazzo, a fianco a quel camino così mentre aspettate il mio ritorno non avrete freddo. Io parto e vado a cercare il cibo dove la neve non è ancora arrivata".
E così fu fatto: il nido fu messo vicino al camino e il papà partì. La mamma e i piccoli uccellini stavano tutto il giorno nel nido scaldandosi tra loro e anche grazie al fumo che usciva tutto il giorno dal camino.
Dopo tre giorni il papà tornò a casa e quasi non riuscì più a riconoscere la sua famiglia! Il fumo nero che usciva dal camino aveva colorato di nero tutte le piume degli uccellini!
Per fortuna da quel giorno l'inverno divenne meno rigido e i merli riuscirono a trovare cibo sufficiente per arrivare alla primavera. Da quel giorno però tutti i merli nascono con le piume nere e per ricordare la famigliola di merli bianchi divenuti neri gli ultimi tre giorni del mese di gennaio sono detti: i tre giorni della merla.