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domenica 25 aprile 2010

L'Amore è libertà

2f5be6 Per tutta la vita ho concepito l'amore come una sorta di schiavitù accettata.
E' una menzogna: la libertà esiste solo quando è presente l'amore.
Chi si abbandona totalmente, chi si sente libero ama al grado estremo.
E chi ama al grado estremo, si sente libero.
P. Coelho - tratto da Undici minuti

giovedì 22 aprile 2010

Parenti serpenti o parenti e basta?

Da Abruzzo 24ore

L'Aquila - Nel cratere solidale le liti più becere

Parenti serpenti o parenti e basta?

Molte, moltissime segnalazioni ci giungono su un problema sottovalutato, addirittura ignorato nel cratere.

Si fa un gran parlare di ricostruzione, di borghi, centri storici, monumenti che non si percepisce il malessere che si genera attorno a noi.

Aquilani, i primi carnefici degli aquilani, vittime e boia allo stesso tempo, il cratere che ha visto il trionfo dell'Italia solidale, dell'impegno civile, laico o cattolico che sia, sprofonda nelle lotte tribali!

Nessuno, infatti, si preoccupa del dilagante caso di varie lotte tra privati al grido sempre più forte del possesso, possesso di cosa poi?

Così si moltiplicano le cause civili per ogni genere di cosa, metto una casa di legno in giardino perchè ci dormo con mio figlio neonato, no non sei a tre metri dal mio orto ed anche se posta dietro un muro di cemento alto 2 metri ed invisibile la devi smontare, non hai neanche il diritto di dormire tranquillo con un bimbo di 2 mesi perchè non sei a tre metri!

Altro scenario stesso cinismo, voglio rientrare nel mio appartamento, accellero le procedure, ma chi abita di fronte a te ha ottenuto il Piano C.A.S.E. ed allora che fa? Ti fa causa perchè per lui quella casa è da abbattere, la sua stessa casa!

Ancora esempi della "solidarietà aquilana", aumentano i depositi bancari dei tanti dipendenti pubblici tutelati, pagati il doppio o quasi da oltre un anno e sprofondano quelli dei cassintegrati, disoccupati soprattutto giovani e anziani, che si fa? La carità!

Quella che ci mette a posto la coscienza ed invece di rinunciare al troppo, si fa la carità!

Questo oggi è il cratere degli Aquilani e non ci stupisce più nulla, non ci colpisce più nulla.

A L'Aquila non c'è stato il terremoto, no, c'è stato il Giorno del Giudizio al contrario e fatevelo bastare!

Figlio mio ascolta quello che ho da dirti.......

 4938065b2e606_zoom Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.
Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre.

Pier Luigi Celli

mercoledì 14 aprile 2010

Crisi d'identità

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"Vi sono situazioni in cui
per un istante non riconosciamo chi ci sta accanto,
istanti in cui l'identità dell'altro si cancella,
mentre, di riflesso,
dubitiamo della nostra."

(P.Citati)

domenica 4 aprile 2010

Il mio ricordo di quel terribile 6 aprile 2009 ore 3.32

Mai avrei immaginato di trovarmi un giorno a raccontare l’esperienza più traumatica della mia vita. Siamo vicini al suo anniversario ed è per questo che ho deciso di narrare la mia disavventura vissuta insieme ai miei familiari.

Oramai laL__Aquila_Piazza_Duomo terra dove abitiamo non ha più stabilità ed è in continuo fermento. A tutt’oggi e ad un anno della sciagura non cessa ancora di tremare e di farsi udire con il suo penetrante boato, come a volerci ricordare che il suo male non è del tutto guarito ed insieme al suo anche il nostro.

Ricordo che la prima scossa che ci dette un preavviso di grande preoccupazione, arrivò verso le 23 e 40 di domenica 5 aprile..io e la mia  famiglia decidemmo così, di scendere e rimanemmo per parecchio a gironzolare per l’Aquila ma dopo due ore, ormai stanchi ed infreddoliti decidemmo di rientrare con la semplice convinzione che tanto se non accadeva qualcosa di terribile quella notte non era escluso che potesse succedere il giorno dopo mentre ci si riposava per la stanchezza della notte..E fu così che ci ritrovammo a vivere quell’evento con il terrore di non uscirne più vivi..

Ricordo che avevo perso tempo a mettermi a letto perché avevo voglia di trovare un appiglio che mi riuscisse a tranquillizzare e fu per questo che decisi di sedermi davanti al computer per cercare più notizie possibili al riguardo…ma la ricerca non ebbe buon esito..Ore 3.30 decido di spegnere il pc ed andare a letto..2 minuti di attesa affinché possa chiudere definitivamente l’interruttore ai piedi della scrivania e di colpo ecco che accadde l’impensabile. La prima sensazione terribile fu il buio profondo in cui piombai all’improvviso insieme alla totale incapacità di muovermi, sballottata com’ero in tutte le direzioni e con oggetti e mobili che mi cadevano addosso…la cosa più spaventosa che mi rimarrà come un incubo fu il rumore che accompagnò il tutto. Era un boato assordante simile ad un verso animalesco accompagnato ed amplificato da rumori che provenivano dalle altre stanze per via degli oggetti e mobili che continuavano a cadere. Mi resi subito conto di avere su di me il peso di una scarpiera che oltretutto si era abilmente incastra nella maniglia della porta impedendomi così l’accesso all’unica via di fuga che avevo…Urlai tanto a squarciagola e contemporaneamente sentii altre urla provenire al di là della porta..Il senso della fine fu subito chiaro dentro me ed è strano come la disperazione ti spinge a fare cose che in circostanze diverse e meno drammatiche mai penseresti di riuscire a fare…non so come, ma con l’aiuto di mio marito riuscii a liberarmi e ad arrivare in sala e poi dritta verso la porta della salvezza. La luce intanto non ancora tornava e la sensazione che il pavimento avesse potuto cedere in qualche punto mi rendeva ancora più titubante nell’avanzare..Decisi allora di tornare di nuovo nella cameretta del pc e a tentoni cercai i cassetti della scrivania e miracolosamente mi ritrovai con la torcia tra le mani..Intanto urlavo ai miei di non muoversi da dove si trovavano ed appena cominciai a vedere qualcosa ricordo che il sangue mi si gelò….tutto era in frantumi, gli oggetti a me più cari e perfino i termosifoni si erano divelti dal muro. Puntai la torcia verso i miei familiari e vidi le loro facce più terrorizzate della mia..Una frazione di secondi e poi urlai a loro di seguirmi per le scale con la speranza che ci fossero ancora…3 piani, ripetevo nella mia mente, 3 maledettissimi piani, erano tanti e sembrava di non arrivare mai verso la salvezza man mano che scendevamo, ma alla fine ci riuscimmo..eravamo finalmente in strada. Raggiungemmo la nostra auto anch’essa miracolosamente illesa e mentre ci allontanavamo ci imbattemmo nella più triste realtà..macerie e distruzione ovunque, odore fortissimo di gas e grida provenienti da ogni angolo di strada..Appena arrivati sulla statale mi ritrovai nel bel mezzo di uno scenario apocalittico: suoni assordanti e continui di sirene delle autoambulanze, mezzi dei vigili del fuoco, motori di elicotteri e camion che portavano soccorsi, strade in entrata verso L’Aquila bloccate, cellulari che non prendevano,gente in fuga verso destinazioni più sicure con macchine cariche di bagagli. Ma una cosa che non potevo credere era quella che i tantissimi fabbricati che avevano segnato con la loro solida presenza il mio quotidiano, non esistevano più e soprattutto era sparito il luogo che per tantissimi anni aveva nutrito tutta la mia famiglia: la nostra attività artigianale,unica fonte di guadagno. L’ho finito di capire non quando l’ho sentito raccontare da persone o alla radio, ma quando ho incominciato a vedere le immagini in TV e quando l’ho potuto constatare di persona.

Cosa tristissima, che mi annienta tutt’ora: il numero dei morti intanto cresceva di ora in ora. Qualcuno scrisse su un giornale nazionale che la città dell’Aquila era diventata la Pompei della montagna.

Ben presto ci rendemmo conto dell’inferno che si era scatenato intorno a noi e proprio per questo potevamo sicuramente considerarci dei fortunati sopravvissuti..

Per tanti non lo fu…308 morti fra cui alcuni amici e soprattutto giovani innocenti..Non è giusto mi ripetevo mentre nel frattempo i miei occhi si soffermavano a guardare con dolore le case sventrate e pericolanti e le altre facce dei sopravvissuti con gli sguardi terrorizzati ed allibiti dall’inconsapevolezza traumatica..
Oggi posso dire che tanto ci è stato dato e che non siamo mai rimasti soli. Tuttavia l’amarezza è tutt’ora enorme in tutti noi terremotati, anche perché avremmo tanto voluto che le autorità ci avessero aiutati di più nel prima terremoto che nel dopo, al fine di evitare lo spreco di vite umane.

Oggi l’Aquila appare come una ghost-city e la sua vitalità si è spenta, consci che non può ancora essere visibile ai nostri occhi che la bramano ardentemente. I mass media parlano di normalità ma scusate io non riesco proprio a vederla..tutto oramai è così mutato ed intorno percepisco solo staticità ed attesa di eventi nuovi che riportino fiducia e voglia di tornare a vivere normalmente. Una cosa però è certa ed è che niente sarà più come prima. Se ritorno con la mente a quella notte , la sensazione che mi ritrovo tutt’oggi è come se fossi stata dentro ad una bottiglia di spumante, agitata per tanto tempo e poi improvvisamente stappata senza alcun preavviso. Il primo botto è paragonabile alla tremenda scossa, mentre i suoi vortici di schiuma che prima schizzano dappertutto e poi si infrangono sulla fredda bottiglia riversandosi sul pavimento, rendendolo così appiccicoso e vischioso, li paragono alle scosse successive e alle conseguenti macerie che tutt’ora ci circondano.

L’Aquila però, nonostante tutto, è viva sotto le sue macerie ed io spero con tutto il cuore di vederla al più presto risorgere non come era una volta ma mille volte meglio. Questo è il mio augurio ma che son sicura rispecchia il desiderio ed il sogno di tutti gli aquilani che amano profondamente la propria città.

Sullo stemma della città, sull’immagine dell’aquila rapace, c’è una scritta che cita: immota manet.

Di sicuro questa volta la città si è mossa tanto e direi, pure troppo. Buona-Pasqua

Auguri l’Aquila e che la pace ti giunga da me insieme ad una serena Pasqua e ad una giusta e rapida resurrezione.

Maria Pia

venerdì 2 aprile 2010

Elogio della fuga

Quando non può più lottare contro il vento
e il mare... per seguire la sua rotta...
il veliero ha due6a00d8347b73ce69e200e550614b4c8833-800wi possibilità...
l'andatura di cappa (il fiocco a collo e la barra sottovento)...
che lo fa andare alla deriva...
e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa...
e un minimo di tela...
La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa...
il solo modo di salvare barca ed equipaggio....
E in più permette di scoprire rive sconosciute...
che spuntano all'orizzonte delle acque tornate calme....
Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate....
da coloro che hanno l'illusoria fortuna...
di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere....
Forse conoscete quella barca che si chiama... desiderio.
Henry Laborit

giovedì 1 aprile 2010

Continuerò.......

get-2-20 Continuerò a volerti bene
in silenzio
come ho sempre fatto.
Non ti disturberò
non dirò una parola,
ma aspetterò le tue.
Non ti cercherò per averti,
ma per sapere che tu sia felice.
Continuerò a volerti bene
in silenzio,
da lontano,
ma sempre più vicino.

anonimo